POGGIO MIRTETO- “Galileo Galilei e Giordano Bruno nell’Italia ottocentesca, tra mito e scienza”, è il titolo della tesi con cui si è laureato in “Storia e Società”, presso l’Università degli Studi di Roma Tre (votazione 107/110), il nostro collaboratore Andrea Moiani.
Un traguardo importante raggiunto con un elaborato che affronta l’importante tema del recupero culturale e simbolico delle figure di Galileo Galilei e Giordano Bruno nell’Italia dell’Ottocento, mostrando come, attraverso di esse, si sia tentata una costruzione dell’identità nazionale che intreccia scienza, mito e politica.
Spiega il neo professore:” Il lavoro inizia osservando come, in un’Italia ancora divisa politicamente, la scienza giocò un ruolo di primo piano nella costruzione di una coscienza comune. Nel primo capitolo analizzo la nascita di istituzioni scientifiche come la “Società dei Quaranta”, fondata nel 1782, e l’organizzazione dei Congressi degli Scienziati Italiani, a partire da quello di Pisa del 1839 fino a quello del 1848. Questi congressi furono molto più che semplici incontri accademici: costituirono uno spazio di dialogo civile e patriottico, in cui si discusse di scienza, educazione e modernizzazione. I partecipanti contribuivano a creare un immaginario condiviso in cui la scienza diventava strumento di emancipazione e coesione. Esse furono anche un’occasione di incontro e di scambio di conoscenze ed innovazioni
Nel secondo capitolo mi concentro sulla figura di Galileo Galilei, che nel corso del XIX secolo fu trasformato da scienziato a icona della libertà di pensiero. Analizzo quindi come l’Illuminismo francese e l’enciclopedismo ne abbiano rilanciato la fama, e come in Italia si sia sviluppata una vera e propria “religione civile” attorno alla sua figura, culminata nelle celebrazioni dell’età napoleonica e poi nell’imponente lavoro editoriale di Antonio Favaro. Quest’ultimo, con l’Edizione Nazionale delle Opere di Galileo, condotta con rigore filologico e accesso diretto agli archivi vaticani, restituì alla cultura italiana un patrimonio critico e documentale fondamentale, promuovendo la figura di Galileo come simbolo identitario.
Il terzo capitolo è interamente dedicato a Giordano Bruno, la cui memoria fu riscoperta e politicizzata nella seconda metà del secolo. Racconto la nascita di un vero e proprio “mito bruniano”, alimentato da studiosi, filosofi e attivisti come Domenico Berti, Bertrando Spaventa e David Levi. Ripercorro la lunga e accesa campagna che portò all’erezione del monumento a Campo de’ Fiori a Roma nel 1889, voluto da un comitato studentesco e sostenuto da numerose personalità laiche. Questo evento, lungi dall’essere solo una celebrazione culturale, fu un atto politico che suscitò dure reazioni da parte del mondo cattolico e del pontefice Leone XIII, il quale lo interpretò come un attacco frontale alla Chiesa. Analizzo anche il progetto parallelo, sostenuto da Francesco De Sanctis, di pubblicare a spese dello Stato le opere latine di Bruno, per affiancare alla statua un “monumento di carta”.
Il quarto e ultimo capitolo è incentrato proprio su De Sanctis e sulla sua Storia della letteratura italiana, pubblicata tra il 1870 e il 1871. Attraverso l’analisi dei capitoli in cui l’autore tratta Bruno e Galileo, metto in evidenza come la letteratura, secondo De Sanctis, non sia solo espressione estetica ma veicolo di formazione morale e politica. La sua lettura dei due pensatori li pone all’interno di un disegno pedagogico che fa della libertà di pensiero un fondamento della nazione. Bruno appare come filosofo militante, anticipatore dell’uomo moderno, mentre Galileo è l’emblema della libertas philosophandi, figura chiave della rivoluzione intellettuale che sta alla base della coscienza nazionale.
Le conclusioni del mio lavoro sottolineano come la memoria di Bruno e Galileo sia stata costruita e strumentalizzata, ma mai in modo banale. Al contrario, questa operazione fu parte di una più ampia strategia simbolica volta a legittimare il nuovo Stato italiano e a proporre un modello di cittadinanza laica, colta e consapevole. Mito e scienza, lontani dall’essere in contrapposizione, si rivelano alleati nel processo di costruzione dell’Italia moderna”.
Complimenti Andrea, dal direttore e dalla redazione!








