Quando se ne va un amico, e uno scrittore vero

di Marco Testi 

La scomparsa di Gianni Andrei, uno dei pochi a rappresentare nel nostro Paese l’incontro tra scienza, fede, poesia, racconto e capacità di sguardo oltre.

 

Con Gianni Andrei se ne è andato, la notizia è di pochi giorni fa, una parte della storia di Tivoli, non solo perché è stato protagonista della cultura della città come assessore qualche anno fa, come grande sostenitore dell’attualità del Premio Bulgarini soprattutto nella dimensione giovanile, perché era stato tra i pochi a capire l’importanza della conoscenza della propria storia nella crescita non solo culturale dei ragazzi senza più punti di riferimento se non la velocità stato superficiale del web e il mordi e fuggi. Docente universitario ingegnere esperto di sicurezza, Andrei ha rappresentato anche la narrativa e la poesia contemporanee con i suoi romanzi e i suoi racconti  -ho avuto l’onore di essere stato da lui scelto per scrivere la prefazione di uno di questi, Il risveglio delle foglie (Robin, 2021)- e poesie in cui emerge soprattutto la ricerca di senso e di verità, e non di allineamento alle mode culturali.

Anche quando Gianni assume il ruolo profetico di rivelatore delle trappole mediatiche che ci portano all’indifferenza di fronte al sacro (“La Madonna che ci viene a cercare”, in La fiamma del lucignolo (Aletti, 2008) o nello straordinario recupero del vagabondare senza apparente senso, con lo sguardo rivolto alla bellezza del tutto, “ a recuperare, cioè, uno sguardo in grado di sorprenderci davanti al creato” (“Farsi nomade. Per imparare di nuovo a vedere”, sempre nella Fiamma del lucignolo). La sua straordinaria capacità visionaria -sorprendente in un uomo in cui la cultura, scienza, fede, letteratura, pensiero rappresentano un tutt’uno che richiama la stagione rinascimentale, emerge anche in Attese e in Fiori nascosti, rispettivamente editi da Pieraldo nel 2011 e da GFE nel 2024: tra i pochi nel nostro Paese a penetrare nell’oltre senza sensazionalismi e accattivanti effetti monstre ma anzi, un garbato colloquio con il tutto in cui le separazioni non hanno senso, dove il richiamo della natura e del non solo materia sono passi di un cammino in cui la nostalgia che talvolta appare senza apparente motivazione nel nostro animo, è rivelazione di un sé, e di un universo come viaggio verso qualcosa che abbiamo perduto. E torniamo a rivedere, come Gianni ora.

 

 

 

 

Le opere qui citate sono solo una parte della produzione letteraria di Gianni Andrei. Ma questo è il ricordo di un antico amico, non una rassegna bibliografica.

Author: redazione