di Andrea Moiani
Sabato 29 novembre, presso l’I.C. “Forum Novum” di Torri in Sabina (RI), si è svolto il convegno “Le nostre storie per la pace” organizzato dal Centro Anziani di Selci in collaborazione con l’Istituto e con il Centro di Ricerca e Sperimentazione Metaculturale di Forano. L’evento ha rappresentato l’atto conclusivo di un progetto più ampio che ha coinvolto i diversi enti nell’ambito di un progetto regionale finanziato dalla regione Lazio con determinazione G17294/2024 dal titolo “Iniziative per lo scambio intergenerazionale e l’alfabetizzazione digitale delle persone anziane”.
Il convegno si è svolto alla presenza di amministratori, docenti, rappresentanti delle associazioni locali e, soprattutto, degli studenti delle scuole medie coinvolte in un progetto volto a mettere in dialogo generazioni diverse attorno a un tema che oggi, più che mai, interroga tutti: la pace.
Ad aprire e a moderare è stato Angelo Bernardini, presidente del Centro di Ricerca e Sperimentazione Metaculturale di Forano, realtà che ha affiancato il Centro Anziani di Selci nell’elaborazione del progetto. in apertura Bernardini ha ricordato la “bellissima intuizione” avuta dal Centro Anziani di Selci nel partecipare al bando regionale dedicato alle attività sociali e all’integrazione intergenerazionale: una scelta non scontata che ha permesso di trasformare una semplice occasione ricreativa in un percorso formativo profondo.
Il progetto ha coinvolto le classi terze delle scuole medie di Torri in Sabina, Forano, Stimigliano, Tarano e Selci attraverso una serie di incontri culminati infine nella realizzazione di un video riassuntivo, poi presentato durante il convegno. «Oggi – ha sottolineato Bernardini – proviamo tutti insieme a capire se educare alla pace ha un senso e cosa possiamo dire ai nostri giovani. Non è una risposta semplice, ma dobbiamo provarci».
Ha preso poi la parola Adolfo Biscetti, presidente del Centro Anziani di Selci, il quale ha sottolineato come il progetto rappresentasse «un percorso di apprendimento intergenerazionale basato sulla reciprocità». Non solo trasmissione di conoscenze dagli anziani ai giovani, quindi, ma anche il contrario: un ponte costruito insieme.
Biscetti ha poi richiamato l’importanza del tema scelto: «Tra le tante attività abbiamo voluto concentrarci sulla pace, una parola usata spesso – a volte abusata – ma che merita di essere compresa davvero». Il presidente ha sottolineato come i mass media rendano difficile una riflessione autentica, ma ha evidenziato anche il grande entusiasmo dimostrato dai ragazzi con la partecipazione al progetto. «L’augurio – ha concluso – è che tutti insieme possiamo scoprire che vivere è bello, e che è ancora più bello vivere con amore e felicità».
Un plauso è arrivato anche dal vicepresidente del Coordinamento dei Centri Sociali di Rieti Claudio Granati, il quale ha evidenziato la rilevanza sociale del dialogo tra generazioni, definendolo «parte integrante della nostra missione di volontariato».
Successivamente è stato proiettato il video realizzato dagli studenti in cui gli stessi hanno riassunto la situazione delle guerre del mondo, il loro impatto sui diritti fondamentali e il coinvolgimento di bambini. È stata poi raccontata l’apprezzata attività laboratoriale proposta dal Centro Metaculturale, ossia un gioco di simulazione geopolitica con carte e dadi in cui gli studenti, divisi in gruppi che rappresentavano diverse aree del pianeta, si sono ritrovati a gestire tensioni e a mediare conflitti con i docenti richiamati a svolgere il ruolo di ONU e NATO. Ogni gruppo aveva a disposizione un diverso numero di risorse: le aree del pianeta più povere ne avevano di meno, le più ricche di più. Conseguenza naturale di questo disequilibrio è stata un’inevitabile vittoria da parte dei gruppi rappresentanti l’America e l’Europa, vittoriose in partenza. Un’esperienza semplice nella forma, ma profonda nella sostanza.
«Dietro quella semplicità c’era un messaggio grande», ha detto uno dei ragazzi intervenuti. «Alcuni Paesi avevano meno risorse e quindi meno possibilità: proprio come accade davvero».
Nel suo intervento, il sindaco di Selci Egisto Colamedici ha posto l’attenzione sugli strumenti contemporanei e sull’impatto dell’intelligenza artificiale: «Oggi è percepita come una minaccia, ma è sbagliato demonizzarla. Tra 40 o 50 anni sarà normale. Serve quindi dialogo tra generazioni, l’esperienza degli anziani è un valore che aiuta a comprendere meglio ciò che accade».
Il primo cittadino ha inoltre evidenziato come la pace non debba essere solo un auspicio, ma un impegno quotidiano, individuale e collettivo.
Molto approfondito e appassionato è stato l’intervento della dirigente scolastica Erika Lombardi, che ha richiamato la necessità di un’educazione nuova, capace di parlare ai giovani con linguaggi differenti da quelli del passato. La preside ha infatti ricordato come le generazioni precedenti siano cresciute all’ombra della Seconda guerra mondiale o della Guerra Fredda, mentre per molti giovani di oggi la guerra è un’idea astratta, distante ma che poi irrompe nel quotidiano come accaduto con i conflitti recenti. La Lombardi ha insistito su un punto fondamentale: educare alla pace non consiste unicamente nell’evitare il conflitto, ma imparare a gestirlo senza tentare di annientare il prossimo.
«Per questo motivo –continua – il gioco svolto in classe ha mostrato ai ragazzi che non vince sempre chi è più bravo, ma chi ha più risorse: un’ingiustizia di partenza che va riconosciuta e affrontata insieme. Agire per la pace non è rimanere neutrali, ma scegliere con chi camminare, prendere parte e orientare la propria energia verso qualcosa di costruttivo».
Un intervento arrivato dal pubblico ha posto l’attenzione sul tema della partecipazione:«Durante la guerra non si vota. Insegnare ai ragazzi a partecipare è fondamentale, perché sono i governanti a decidere le sorti del mondo».
Bernardini ha ripreso il concetto parlando di partecipazione come coscienza culturale e come capacità di comprendere idee, convinzioni e punti di vista diversi, riconoscendo le culture – incluse quelle religiose – come sistemi complessi da conoscere, non da demonizzare.
Il convegno è stato chiuso dall’intervento del Sindaco di Montopoli in Sabina Andrea Fiori, che ha parlato con grande trasporto:«Durante la visione del video ho trattenuto le lacrime perché sentito qualcosa di davvero profondo che mi fa ben sperare».
Fiori ha lodato il carattere concreto del progetto ricordando che la pace non nasce dai discorsi astratti, ma da scelte quotidiane. Ha poi condiviso l’esperienza del gemellaggio tra ulivi sabini e palestinesi promosso dal Comune, raccontando la sofferenza dei contadini della Cisgiordania e il valore simbolico degli ulivi, «segati brutalmente dai coloni sotto gli occhi dei proprietari».
«Le piazze piene di persone che gridano alla pace – ha concluso – sono già una risposta. Non si tratta di retorica, ma di prendere consapevolezza che tutti dobbiamo intervenire».








