“Un poggiano campione Olimpico: Raimondo d’Inzeo”: presentato il libro di Mario Blasilli

di Andrea Moiani

Venerdì 12 dicembre, presso la biblioteca comunale “Peppino Impastato” di Poggio Mirteto, si è svolta la presentazione del volume “Un poggiano campione Olimpico: Raimondo d’Inzeo”, scritto da Mario Blasilli e dedicato alla figura del celebre cavaliere, generale dei Carabinieri e campione olimpico nato a Poggio Mirteto nel 1925.

A introdurre l’incontro è stato Andrea Banchelli, coordinatore di una serata molto partecipata al quale hanno presenziato autorità civili e militari e i familiari di Raimondo d’Inzeo nonché un gran numero di cittadini a testimonianza del forte legame che lega la comunità mirtense e la figura del generale.

Andrea Banchelli ha ricordato come d’Inzeo abbia incarnato l’equitazione italiana per oltre trent’anni: «Non è stato soltanto un grande atleta di una disciplina, ma l’atleta che ha rappresentato l’equitazione stessa in un periodo storico in cui solo i grandissimi riuscivano a identificarsi completamente con il proprio sport». Banchelli ha inoltre sottolineato il valore del rigore, dello studio e della preparazione personale, elementi centrali nella figura di d’Inzeo.

Nel suo saluto istituzionale, il sindaco di Poggio Mirteto Andrea Arcieri ha sottolineato il valore simbolico e culturale dell’iniziativa: «Ci fa particolarmente piacere continuare questa tradizione di ricordo attraverso un libro che ci permette di conoscere d’Inzeo non solo come sportivo, ma anche nella sua umanità e nella sua dedizione». Il sindaco ha poi ribadito come la figura del campione olimpico abbia dato lustro non solo all’Italia, ma anche alla città di Poggio Mirteto, che «nel suo piccolo, è orgogliosa di poterlo ricordare come uno dei suoi figli».

Sulla stessa linea il presidente del Consiglio comunale Francesco Bargellini, che ha ringraziato l’autore definendolo «uno dei traghettatori della memoria storica di Poggio Mirteto» e ha evidenziato come il libro accompagni il lettore «dal d’Inzeo bambino fino all’uomo delle istituzioni e allo sportivo di livello mondiale».

Nel suo intervento Mario Blasilli ha raccontato la genesi del volume, nato da una lunga ricerca storica e da un legame personale con Poggio Mirteto: «Io non mi considero uno scrittore, ma un ricercatore. Il mio intento era rendere omaggio a una persona importante per la storia dello sport e per la mia comunità. Attraverso fotografie, documenti e aneddoti, il libro restituisce un ritratto vivido di Raimondo d’Inzeo, campione olimpico, carabiniere e uomo profondamente legato ai valori della famiglia.»

Ampio spazio è stato dedicato alla straordinaria carriera sportiva del generale. Di particolare rilievo l’intervento del capitano Francesco d’Ottavio, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Poggio Mirteto, che ha posto l’accento sul legame tra sport e istituzioni: «Il generale d’Inzeo non è stato solo un grande sportivo, ma anche e soprattutto un grande sportivo carabiniere. Credo che il legame tra sport e istituzione debba essere sempre ricordato.» D’Ottavio ha poi aggiunto come lo sport, praticato ad alti livelli, sia «una palestra di legalità, rispetto delle regole e sacrificio», valori fondamentali anche per l’Arma.

Nel corso della serata è intervenuto anche il generale Gianni Cuneo, che ha ricordato il lungo percorso di valorizzazione della figura di d’Inzeo avviato già nei mesi precedenti: «Di questo libro si parlava già in occasione del centenario. Oggi possiamo dire che il lavoro fatto ha dato a Raimondo il giusto tributo e il giusto risalto». Cuneo ha inoltre sottolineato il valore umano del generale, ricordando il rapporto di amicizia che li legava.

A portare il saluto dell’ente provinciale è stata la presidente della Provincia di Rieti Roberta Cuneo, che ha evidenziato l’importanza del volume come strumento di memoria storica: «La storia è fatta dagli uomini e dalle donne, e questo libro cristallizza la storia di un grande del nostro tempo e del nostro territorio». La presidente ha poi rimarcato come Raimondo e Piero d’Inzeo abbiano segnato una svolta nella storia dell’equitazione: «A rendere grandi i fratelli d’Inzeo non è solo l’aver vinto tanto, ma l’aver determinato un nuovo modo di fare equitazione, uno stile che ancora oggi viene studiato e ripreso».

Molto sentito l’intervento di Susanna d’Inzeo, figlia del generale, che ha ringraziato la comunità poggiana e l’autore del libro: «Grazie a Mario (Blasilli, ndr.) per questo ricordo di papà. Ho già intravisto cose che non conoscevo, e questo renderà la lettura ancora più emozionante». Susanna d’Inzeo ha poi ricordato l’educazione ricevuta in famiglia: «Siamo cresciuti nel rispetto delle regole. L’educazione porta a rispettare l’altro, e rispettare l’altro porta a rispettare le regole: è un’unica catena».

Nel corso della presentazione non sono mancati gli interventi del pubblico, che hanno arricchito l’evento con ricordi personali e testimonianze dirette offrendo uno spaccato del rapporto tra Raimondo d’Inzeo, la sua terra d’origine e le persone che ne hanno incrociato il percorso.

Il primo intervento ha riguardato il legame tra il generale e Poggio Mirteto. Alla domanda su quale fosse il rapporto di d’Inzeo con la comunità mirtense, Mario Blasilli ha ricordato come Raimondo e la sua famiglia tornassero spesso in paese per far visita alla zia Margherita, sottolineando un rapporto affettivo che è rimasto costante nel tempo seppur non continuativo.

A seguire, un intervento dal pubblico ha riportato un episodio avvenuto durante una corsa ippica a Forano, quando Raimondo d’Inzeo, riconosciuto e salutato con entusiasmo da una donna del posto, ricambiò con grande cordialità, suscitando un’emozione che ancora oggi viene ricordata come segno della sua semplicità e disponibilità.

Un ulteriore contributo è arrivato da un veterinario, che ha ricordato un concorso ippico del 1981 al quale partecipava la scuderia di Raimondo d’Inzeo. Una volta appreso che il professionista era originario di Poggio Mirteto, il generale dimostrò una particolare attenzione e fiducia nei suoi confronti, episodio che il testimone ha descritto come un gesto di affetto spontaneo verso la propria terra d’origine.

Particolarmente suggestivo anche l’intervento di una spettatrice che si è definita “fan” dei fratelli d’Inzeo. Il suo ricordo si è concentrato sull’atmosfera delle gare a Piazza di Siena, quando, al momento dell’ingresso in campo di Raimondo o Piero, il silenzio diventava assoluto e il pubblico seguiva il percorso con il fiato sospeso. Il racconto si è concluso con il ricordo delle Olimpiadi di Roma del 1960, vissute in prima persona, e della conservazione quasi rituale degli autografi dei due campioni.

In chiusura, un altro intervento ha riportato un episodio risalente agli anni Sessanta, quando un giovane militare, addetto all’alzabandiera durante il concorso ippico di Piazza di Siena, si presentò a Raimondo d’Inzeo dichiarandosi poggiano. Il generale, stringendogli la mano, rispose con affetto: «Salutami Poggio». Un gesto semplice ma che simboleggia il forte legame tra d’Inzeo e la sua città natale.

Author: redazione