Sul dialetto un libro pensato per le nuove generazioni di Stefano Giornetti

Giovedì 15 Gennaio, presso la biblioteca comunale “Peppino Impastato” di Poggio Mirteto, si è svolta la presentazione del volume di Stefano Giornetti “Vocabolarietto del dialetto sabino nelle parlate di Poggio Mirteto, Montopoli, Casperia e Mompeo” edito dalla casa editrice Espera nella collana Quaderni sabini a cura dell’Associazione Culturale “Amici del Museo” con il sostegno dell’assessorato alla Cultura del comune di Poggio Mirteto.

Già docente nelle scuole di primo grado e nei licei Classici, Stefano Giornetti è stato membro dell’Ufficio Studi del Provveditorato di Roma ed ha collaborato con l’Istituto della Encliclopedia Italiana Treccani nella stesura di varie opere tra le quali il Dizionario Biografico degli Italiani, il Vocabolario della Lingua Italiana e l’Enciclopedia della Fisica. È inoltre autore di vari articoli e saggi soprattutto di argomento letterario.

L’iniziativa, ha spiegato Andrea Leopaldi nel discorso inaugurale, ha voluto aprire il nuovo anno culturale nel segno della valorizzazione delle identità linguistiche locali, anche in vista della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, celebrata il 17 gennaio, dedicata alla tutela e alla promozione dei patrimoni linguistici territoriali. Leopaldi ha inoltre inquadrato il valore scientifico e culturale dell’opera, sottolineando come questo lavoro «nasce da uno scavo a trecentosessanta gradi tra dialettologia, storia linguistica, antropologia e storia locale, frutto di uno studio attento, costante e puntuale». Egli infine ha ricordato l’importanza della prefazione del linguista Ugo Vignuzzi, definita una vera e propria attestazione di autorevolezza scientifica dell’opera.

Nei suoi saluti istituzionali, il sindaco Andrea Arcieri ha espresso il pieno sostegno dell’amministrazione comunale a iniziative di questo tipo, ribadendo il valore identitario del dialetto: «Per troppo tempo è stato considerato una lingua di serie B, sinonimo di povertà.» spiega. «In realtà il dialetto conserva le nostre tradizioni, la nostra storia e la nostra cultura. La sua salvaguardia e la sua promozione significa dare un futuro alla memoria del nostro territorio e trasmetterla alle nuove generazioni».

Nel suo intervento, Carlo Calvani ha richiamato il lavoro pluridecennale dell’associazione Amici del Museo del quale è presidente, nel lavoro di tutela e valorizzazione del patrimonio storico e culturale locale che va avanti da più di trent’anni. Calvani ha anche ricordato le numerose pubblicazioni dedicate a Poggio Mirteto e ai suoi monumenti e ha sottolineato l’importanza di studi che permettono di leggere il territorio come un insieme di storia, lingua e identità. «Questo volume si inserisce pienamente in questo percorso», ha concluso.

Tra gli interventi centrali, quello di Marcello Teodonio, critico letterario e presidente del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli e già professore di letteratura romanesca presso l’università degli studi di Tor Vergata. Il professor Teodonio ha offerto una riflessione teorica sul significato stesso dell’opera e del suo titolo: «Non esiste il vocabolario di un dialetto, perché le parole sono in perenne e inevitabile divenire. Il dialetto cambia continuamente, si trasforma, si contamina. Per questo motivo, definire questa opera “vocabolarietto” non è una finta modestia, ma una chiave di lettura corretta: non si può fissare una lingua viva una volta per tutte.»

Teodonio ha poi sottolineato il valore culturale delle sezioni finali del volume, dedicate alle espressioni idiomatiche, agli adagi, agli stornelli e ai testi della tradizione orale: «È lì che emerge con più forza l’identità di una comunità. Vi si riconosce una cultura, una visione del mondo, un modo di interpretare la realtà». Particolare attenzione è stata riservata alla leggenda del “regu” (o “regulu” = regolo), figura mitologica del territorio sabino le cui radici affondano in quella del basilisco. «Il mito non è mai una favola» spiega Teodonio. «Dentro l’idea del mostro c’è sempre il pericolo, l’ostacolo, l’imprevisto. È una metafora profonda della formazione dell’uomo e della vita della comunità.»

Nel suo intervento, l’autore ha chiarito il senso complessivo del progetto e le scelte metodologiche che sono state alla base del lavoro: «Il vocabolarietto non nasce come auspicio del ritorno del dialetto. Nella mia visione è un documento storico di un mondo che non c’è più. È una sorta di inventario delle identità che ci hanno preceduto e che oggi possiamo conoscere e studiare.»

Giornetti ha inoltre evidenziato come oggi il rapporto tra lingua italiana e dialetto sia profondamente cambiato: «Non esiste più il conflitto che c’era un tempo. Oggi possiamo parlare di una tregua tra lingua e dialetto. Possiamo invece affermare come oggi il dialetto stia riconquistando spazi nella pubblicità, nella musica, nel cinema e nella cultura popolare. Questo lavoro vuole inserirsi in questa nuova fase non come nostalgia, ma come conoscenza».

Ampio spazio è stato dedicato anche al lavoro etimologico, affrontato con rigore filologico. «L’etimologia è una disciplina pericolosa se non c’è un solido bagaglio culturale alle spalle.» continua Giornetti. «Per questo ho cercato sempre di distinguere tra etimologia scientifica ed etimologia popolare, che spesso nasce dall’uso e dall’immaginazione collettiva».

Giornetti ha poi spiegato la finalità educativa del volume: «Questo libro è pensato soprattutto per le nuove generazioni. Non per sostituire l’italiano con il dialetto, ma per integrarli. L’italiano si può spiegare meglio facendo conoscere anche il corrispettivo dialettale».

L’autore ha anche illustrato il lungo lavoro di ricerca alla base del volume, soffermandosi anche sulle fonti utilizzate. «Un libro di questo tipo non si può scrivere senza appoggiarsi a chi ha lavorato prima di noi», ha spiegato. Tra i riferimenti fondamentali che arricchiscono la bibliografia, Giornetti ha menzionato gli studi di Ercole Nardi, le poesie dialettali di Ignazio Gennari, le ricerche di Vincenzo Masi sull’area tiberina, gli studi di Campanelli sulla fonetica reatina e una rivista pubblicata a Montopoli tra il 1968 e il 1971, preziosa per la raccolta di materiali linguistici locali.

La parte conclusiva dell’incontro è stata affidata a Walter Consumati, memoria storica di Poggio Mirteto, che ha letto un brano tratto dalle appendici del volume, scritto insieme a Diego Allegrini e dedicato alla leggenda del basilisco. Un racconto che, tra ironia e memoria contadina, ha restituito «uno spaccato autentico del mondo popolare sabino», ricostruendo ambienti, linguaggi e mentalità della vita rurale del passato. Consumati ha inoltre ricordato altri autori contemporanei di poesie in lingua sabina leggendo la poesia “U lascitu” dell’artista foranese Vincenzo Moiani.

A completare la presentazione, l’intervento dell’artista Denise Lupi, autrice della mappa storica della Sabina riprodotta nella copertina del libro. Si tratta della rielaborazione cromatica di una carta seicentesca: «Riscoprire le proprie radici è fondamentale per il proprio sé e per il proprio futuro. Questa terra non è solo ricca di dialetti e parlate, ma di acqua, di verdi, di paesaggi che fanno parte della nostra identità più profonda».

L’incontro ha confermato il valore culturale e civile del Vocabolarietto del dialetto sabino, non solo come opera di ricerca linguistica, ma come strumento di memoria, conoscenza e costruzione dell’identità collettiva del territorio.

 

 

Author: redazione