di Elisa Sartarelli
Un foglio di carta. Semplice, quasi invisibile. Su ogni linguetta una promessa minuscola: “un abbraccio”, “un sorriso”, “il profumo del pane fresco”. E sopra, l’invito disarmante: “Prendi ciò di cui hai bisogno”.
È questo il messaggio apparso in piazza Martiri della Libertà a Poggio Mirteto, in questi giorni in sospeso tra il Natale passato e il nuovo anno che sta per cominciare. Un foglio rettangolare celeste su cui è stato incollato un secondo figlio giallo, fissato agli angoli con del nastro adesivo a pois. Un anonimo o un’anonima ha scritto a mano, in stampato maiuscolo: “Prendi ciò di cui hai bisogno”.
In un mondo che urla, questo gesto sussurra. Si vive immersi nella concretezza: numeri, confini, obiettivi, bilanci. Un mondo che misura tutto, anche il valore delle persone, e che troppo spesso si racconta attraverso le parole guerra, violenza, tornaconto.
Un atto di coraggio da parte di chi ha avuto l’idea di distribuire sogni e desideri da realizzare, in un mondo che conosce troppo bene il consumismo, il potere e l’indifferenza. Ma non esiste soltanto ciò che è concreto: il pranzo da preparare, la revisione dell’auto, le scarpe nuove. La vita è fatta anche di empatia, sensibilità e bisogno di cose semplici, quelle piccole cose che danno un senso a tutto. Quelle cose delle quali a volte si sente la mancanza, anche senza saperlo.
Il foglio è stato incollato su una palina pubblicitaria al centro della città, probabilmente di recente, visto che i biglietti da staccare con il proprio desiderio erano ancora tutti presenti nella giornata di lunedì 29 dicembre. Pronte da strappare, sono state infatti preparate tante strisce di carta con altrettante alternative, come quando si stacca il numero sotto l’annuncio di una stanza da affittare. Stavolta, invece, si può staccare un desiderio. One shot. Una volta presa una striscia di carta, non ce n’è un doppione. La scelta è fra dodici desideri: “un abbraccio”, “ferie”, “sonno”, “mia nonna”, “mio nonno”, “un sorriso”, “il profumo del pane fresco”, “una storia straordinaria”, “un camino acceso”, “un gatto”, “sentire di nuovo la tua voce” e “un bacio”.
Ora serve un altro atto di coraggio per rispondere e uscire dalla realtà quotidiana e dalla routine, per sognare. Chi avrà il coraggio di prenderlo al volo? Chi non si sentirà sciocco nel farlo, ma più forte e più consapevole di ciò di cui ha bisogno? Chi capirà che un gioco può diventare vera consapevolezza di un proprio bisogno?
Probabilmente, dal momento dell’affissione, qualche desiderio sarà stato scelto. Chissà che prenderlo non aiuti chi ne ha il coraggio ad ammettere di avere quel bisogno da colmare e ad agire di conseguenza. Ognuno di questi dodici desideri potrebbe essere realizzato in tanti modi. Forse riceverà un sorriso una persona che si sente sola, un gatto entrerà nel giardino e nella vita di qualcuno o magari, chissà, verrà scritta una storia straordinaria. L’importante è crederci, provarci, non arrendersi, ma soprattutto essere capaci di uscire dagli schemi e darsi la possibilità di desiderare, di immaginare e di sognare. Perché la vita non è solo casa e lavoro, è anche sogno, immaginazione e desiderio, e chi ha messo questo annuncio lo sa.
Ma questo è solo il primo passo. Strappare una linguetta con scritto “un camino acceso” non cambia il corso della geopolitica, non ferma un missile, non spegne un’arma. Però cambia chi la prende. E questo, in fondo, è l’unico punto da cui ogni cambiamento reale può iniziare. Le guerre non nascono solo dai carri armati: nascono anche dall’anestesia emotiva, dall’incapacità di riconoscere l’umanità dell’altro, dalla povertà di relazioni autentiche.
Questo foglio è un atto di resistenza gentile. In una società che chiede di essere forti, produttivi, performanti, qualcuno ha avuto il coraggio di dire: hai bisogno di tenerezza. Non di possesso, ma di memoria. Non di vittoria, ma di cura. Il profumo del pane fresco non è nostalgia sterile: è il richiamo a una quotidianità condivisa, al gesto antico del nutrire e dell’essere nutriti. È casa, è pace prima ancora che parola politica.
C’è qualcosa di profondamente sovversivo nella fragilità dichiarata. In tempi di violenza, la gentilezza viene spesso scambiata per ingenuità. Ma è vero il contrario: serve una grande lucidità per affermare che l’essere umano non vive di sola concretezza e che senza simboli, senza affetto, senza gratuità, diventiamo efficienti ma disabitati.
Forse questo foglio non è un messaggio contro la guerra in senso diretto. È qualcosa di più radicale: un promemoria di ciò che la guerra distrugge prima ancora delle città: i legami, i gesti semplici, la fiducia. Prendere una di queste linguette significa riconoscere una mancanza, e riconoscere una mancanza è il primo passo per non riempirla con la violenza.
La vera domanda è: di cosa abbiamo davvero bisogno per restare umani? Forse la pace, prima di essere un trattato, è proprio questo: la capacità di fermarsi, strappare un pezzetto di carta, e ricordarsi che il mondo si tiene insieme anche grazie a cose che non si possono possedere, ma solo condividere.








