Per la rubrica Terra di poesia Lorena Paris presenta Maria Grazia Di Mario

di Lorena Paris – rubrica Terra di Poesia

Oggi “Terra di poesia” dedica la sua attenzione alla poetessa Maria Grazia Di Mario, donna poliedrica che divide i suoi impegni (e le sue passioni) tra giornalismo, letteratura, poesia, saggistica ed editoria.

Ho scelto per voi – cari lettrici e cari lettori – dei bellissimi versi, contenuti nella sua ultima silloge “L’attesa infinita”, edita da Abel Books.

La silloge raccoglie venti poesie tutte dedicate al padre, Angelo Di Mario, poeta indimenticabile, presenza sentimentale costante in ogni verso del libro.

Qui, il testo e la mia lettura in audio.

 

Giorni evaporati

 

Quando la MUSICA non suona

l’armonia è finita

giorni di luna – luce – acqua

giorni seduti

agonizzanti

inutili

muti

evaporati.

Bambino padre

compagno di giochi

sul letto di morte

sono fuggita lontano.

 

C’è un filo sottile che lega la figlia al padre e non è solo il filo della creazione, dell’esistenza, della discendenza. E’ una fibra filata dall’amore  e dall’esempio. MUSICA è la prima parola che mi colpisce di questa poesia, il filo/tirante che “suona”, che genera armonia, eufonia del vivere. Una sintonia temperata d’affetto: la comunicazione paterna e filiale. Ecco, purtroppo, che poi la musica finisce, si spegne quella corrente di note intonate. Ora, solo segni scritto sul pentagramma di un affanno che duole. Fanno male i giorni dell’assenza, la perdita del genitore amato è dilaniante, il tempo diventa monotonia nel susseguirsi dei ritmi quotidiani, i momenti si fanno uguali e inutili. La vita sembra non essere vissuta, (i giorni seduti), i giorni sembrano scivolare via, “evaporati”, come scrive la stessa poetessa. La parola “morte” esce quasi a fatica dalla penna di Maria Grazia, come per voler preservare il ricordo del padre, presenza di vita, compagno di giochi, dei tempi felici. E’ l’ultimo breve verso, peraltro, che sprigiona più degli altri il suo lutto: “sono fuggita lontano”. Lontano dalla dimenticanza, dal luogo e dal tempo dell’abbandono, per non voler vedere, per non voler percepire, per poter, forse, mettere da parte il dolore. O forse, sentirne meno. Forse.

 

Maria Grazia Di Mario, laureata in Lettere e filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma, è giornalista professionista, poetessa, sceneggiatrice, saggista, editrice. Tra i giornali e le emittenti con le quali ha collaborato: Il Messaggero, Avvenire, Paese Sera, L’Umanità, Radiocorriere Tv, Canale 5.  Attualmente edita le testate: SABINA, www.sabinamagazine.it; www.thefilmseeker.com/it e collabora con il quotidiano L’Avanti.

Gestisce anche la “Biblioteca Casa Museo Angelo Di Mario” che dispone di una ricca collezione di opere poetiche, letteratura, saggi e studi di etruscologia. Nel 2005 vince il Premio Internazionale di Poesia Anco Marzio con il  libro “Cabricia e il serpente”, nell’ottobre 2013 è finalista del IX° Premio Carver per la saggistica con il libro “Alberto Moravia il profeta indifferente”, grazie al quale, nel gennaio 2014, si aggiudica anche il 2° Premio Nabokov – edizione 2013. Ha pubblicato inoltre “La Roma di Moravia tra narrativa e cinema”, per Aracne edizioni, la silloge poetica “L’attesa infinita” con Abel Books e “La donna Senza testa”, romanzo con il quale nel 2020 vince il “Premio letterario Mondiale Golden Aster Book” – 1° classificato.

 

Inoltre, rammento la scadenza al 31 maggio prossimo del Primo Premio Internazionale Angelo Di Mario, il cui regolamento si può scaricare dal sito www.bibliotecasamuseoangelodimario.com

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