La guerra un virus mortale da annientare

di Vittorio Paoles

Molti anni fa, uno dei più grandi scrittori italiani del ‘900, Alberto Moravia, auspicava che la guerra diventasse un vero e proprio “tabù”, vale a dire qualcosa in più di un divieto formale, la trasgressione del quale avrebbe messo il reo fuori dalla stessa comunità umana. Soltanto così l’umanità avrebbe finalmente relegato la guerra nell’immondezzaio della storia umana.

Nei tempi in cui viviamo, le sagge parole dello scrittore (riprese nel 2025 anche da Dacia Maraini) sembrano uscite dal più utopistico e irrealizzabile dei sogni. Oggi che il linguaggio bellico entra a far parte del linguaggio comune, oggi che termini come “annientamento”, “vittoria finale”, “opzione nucleare” stanno penetrando come un virus mortale nel senso comune.

Nel secolo scorso, il nostro continente, l’Europa, tentò per ben due volte il suicidio. La prima volta fu attraverso quella assurda mattanza che il papa Benedetto XVI definì “l’nutile strage”; la Grande guerra europea, poi chiamata Prima guerra mondiale (1914-18). Il tentativo non riuscì del tutto, però con gli orrori, i guasti indelebili i risentimenti postumi che il conflitto provocò si gettarono le basi per un nuovo tentativo di autodistruzione, tra il 1939 e il 1945.

Contrariamente a quanto affermava Cicerone, sembra proprio che la Storia non sia “magistra vitae” o che, almeno, coloro i quali hanno in mano le decisioni sulla vita e sulla morte dei popoli che dicono di governare siano completamente sordi alle severe e inequivocabili lezioni che la Storia c’impartisce.

foto scattata nel museo civico di Bevagna

Author: redazione