di Andrea Moiani
Venerdì 5 dicembre la Biblioteca Comunale “Peppino Impastato” di Poggio Mirteto ha ospitato la presentazione del libro “Le botteghe mirtensi. Dalle fotografie ai ricordi: la storia del commercio di prossimità a Poggio Mirteto” scritto da Marco Angelici ed edito da Espera Edizioni, L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Culturale “Amici del Museo” in collaborazione con il Comune di Poggio Mirteto, ha registrato una grande partecipazione di pubblico, a conferma dell’interesse profondo che la comunità nutre verso le proprie radici.
Nell’introdurre l’evento, Andrea Leopaldi – membro dell’Associazione “Amici del Museo” -, ha ricordato come il volume rappresenti il terzo numero della collana “I quaderni sabini” e segui quelli dedicati rispettivamente a Bernardino Lanzi e a Bernardino Stefonio. “Le botteghe mirtensi” trae la sua origine dalla mostra fotografica realizzata in occasione della Fiera dell’Editoria Sabina del 2024, poi riproposta in diverse occasioni e diventata la base iconografica del lavoro di Angelici.
Lo stesso autore ha spiegato di aver voluto trasformare quel materiale in un vero e proprio “catalogo narrato”, arricchito non solo da fotografie d’epoca ma anche da poesie, testi e documenti storici. Un’opera “aperta”, ampliabile nel tempo, che racconta il commercio come fenomeno sociale e culturale, capace di incidere profondamente sull’identità stessa della comunità.
Il sindaco Andrea Arcieri ha invece sottolineato come il libro sia capace di restituire un secolo di storia locale, ricordando come nei decenni passati Poggio Mirteto rappresentava il fulcro commerciale della Bassa Sabina. Nelle pagine del volume emergono non solo negozi e attività, ma anche relazioni umane, solidarietà, dialoghi quotidiani: un commercio di vicinato che, pur trasformato dalla diffusione dei centri commerciali e dell’e-commerce, conserva ancora oggi un valore attuale. «Solo ritrovando quel senso di comunità – ha affermato Arcieri – possiamo ridare significato alle attività produttive del nostro territorio».
L’assessore al commercio Fulvia Pieroncini ha poi offerto uno sguardo d’insieme sul presente, ricordando come il libro rappresenti un prezioso contributo alla memoria storica collettiva. Sfogliandolo, ha raccontato, ha ritrovato volti e luoghi della sua infanzia, oltre a scoprire aneddoti e curiosità legate alle famiglie storiche del paese. Pieroncini ha inoltre evidenziato le difficoltà che oggi affrontano i commercianti, spesso scoraggiati dalla crisi del settore, ma ha ribadito l’impegno dell’amministrazione nel ricostruire il dialogo e di avviare collaborazioni con associazioni di categoria e al fine di creare una futura “rete d’impresa” capace di rilanciare il commercio di prossimità.
Molto atteso l’intervento di Carlo Calvani, presidente dell’Associazione “Amici del Museo” e membro di una storica famiglia di commercianti. Con toni affettuosi ha ricordato la Poggio Mirteto del passato, quando i bambini giocavano davanti ai negozi e la vita sociale si svolgeva nelle vie del paese. Calvani ha ripercorso anche il successo delle precedenti mostre dedicate alla comunità, auspicando la pubblicazione futura di nuovi volumi che ne raccolgano la memoria.
Uno dei momenti più toccanti della serata è stato l’intervento di Leonardo Battistelli, commerciante per oltre settant’anni e autore della prefazione del libro. Le sue parole hanno riportato alla mente un’epoca in cui i negozi erano luoghi di incontro, scambio e collaborazione, senza rivalità. «Ogni commerciante aveva una specializzazione, una marca di riferimento, e i clienti si affidavano ai suoi consigli come a quelli di un familiare.» ha spiegato Battistelli
Dai ricordi del boom economico agli aneddoti sulla preparazione dei matrimoni – raccontati sempre da Calvani – fino ai ricordi dei gruppi musicali degli anni Sessanta evocati da Walter Consumati, l’incontro è diventato un vivace affresco collettivo in cui tanti cittadini si sono riconosciuti.
Il momento centrale della presentazione è stato l’intervento dell’autore, Marco Angelici, che sin dall’inizio ha chiarito l’intento profondo del volume: non un semplice repertorio di immagini o un arido elenco di dati, ma un racconto corale e vivo, capace di restituire l’anima di una comunità.
«Più che di catalogo ragionato – ha spiegato Angelici – preferisco parlare di catalogo narrato. Un catalogo classico è uno strumento freddo e distante, mentre questo libro nasce dal desiderio di dare un respiro umano alle immagini, di trasformarle in storie, emozioni, testimonianze.»
Angelici ha ricordato come tutto sia nato dal grande successo della mostra fotografica dedicata al commercio mirtese, allestita per la Fiera dell’Editoria Sabina del 2024. Quel patrimonio visivo, composto in parte da fotografie rare e in alcuni casi da scatti unici, meritava di diventare una traccia permanente, ampliata e approfondita.
Il lavoro di raccolta è stato complesso. «Nelle epoche passate, – osserva Angelici, – non era consuetudine scattare fotografie ai negozi o ai lavoratori durante la loro attività quotidiana; ciò ha reso spesso difficile reperire materiale, soprattutto per alcune frazioni come Castel San Pietro, il centro storico o San Valentino, dove pure esistevano botteghe oggi ricordate soltanto oralmente.
Questo limite archivistico è diventato per Angelici un motivo ulteriore per strutturare il libro come un racconto, in cui le immagini dialogano con testi, documenti, memorie familiari, poesie e perfino elementi sociologici. «Ho cercato di inserire ogni fotografia in un contesto – ha detto – perché ciascuno di questi scatti è una capsula del tempo: conserva gusti, stili, colori, atmosfere, ed è un piccolo frammento della cultura materiale e immateriale della nostra comunità. Ogni negozio, ogni bancone, ogni vetrina ci mostra una micro-storia che contribuisce alla nostra identità collettiva.»
Accanto alle immagini, Angelici ha voluto dedicare una sezione specifica all’evoluzione della comunicazione commerciale: inserzioni pubblicitarie, cartelloni, gadget promozionali, biglietti da visita, manifesti e altri materiali recuperati grazie anche alla collaborazione di Leonardo Battistelli, custode di una preziosa collezione documentaria. «Questi oggetti – ha osservato – raccontano una professionalità spesso sottovalutata, fatta di cura, creatività e relazioni. Ogni attività aveva un modo tutto suo di comunicare con i clienti, e anche questo fa parte del tessuto culturale di Poggio Mirteto.»
Un passaggio particolarmente significativo è stato quello dedicato alla storia delle famiglie che hanno costruito il tessuto economico del paese. «Molte non erano originarie di Poggio Mirteto: alcuni commercianti venivano da regioni lontane, specialmente dalla Puglia, e iniziarono come ambulanti per poi mettere radici e aprire vere e proprie attività, spesso più di una e in settori diversi. Questo fenomeno ha contribuito a creare un tessuto imprenditoriale dinamico, influenzando profondamente la fisionomia del paese. «Il commercio – ha aggiunto – è parte integrante del tessuto culturale di una comunità. I negozi non sono soltanto luoghi di scambio economico, ma anche di scambio umano. Per molti anni Poggio Mirteto ha avuto gli anticorpi per non diventare un semplice dormitorio dell’hinterland romano: questi anticorpi sono stati proprio il commercio di prossimità e la rete di relazioni che generava.»
Angelici ha concluso ricordando che il libro è volutamente concepito come un’“opera aperta”, pronta a essere arricchita con nuovi materiali, fotografie, testimonianze. «Questo volume appartiene a tutti – ha affermato – e ognuno di noi può contribuire a mantenerlo vivo. La memoria è un negozio che resta aperto solo se lo frequentiamo, se continuiamo a portare dentro pezzi di vita, racconti, storie. Le botteghe mirtensi è solo un punto di partenza.»
La serata si è conclusa con divertenti aneddoti da parte del pubblico che hanno ricordato nomi di spicco della comunità mirtense del passato. Ma soprattutto si è chiuso con un caloroso invito alla popolazione di continuare a contribuire alla raccolta di materiali, storie e immagini perché la memoria collettiva, proprio come le vecchie botteghe, vive solo se resta un luogo aperto, condiviso e partecipato.








