Poggio Mirteto festeggia i 50 anni di Pallarotta con una mostra organizzata da Antonio Conforzi

di Andrea Moiani

 

Cinquant’anni di carri allegorici, manifesti irriverenti, costumi, giornali satirici e provocazioni sempre accompagnate da una buona dose di ironia. È questo il patrimonio che racconta la mostra dedicata a Pallarotta, in programma nella Sala Farnese di Poggio Mirteto dall’1 all’8 agosto in occasione della festa patronale. L’esposizione ripercorrerà mezzo secolo di una delle esperienze più originali del Carnevale locale, nata quasi per gioco e diventata nel tempo un appuntamento atteso da tutta la cittadinanza.

Il nome stesso è frutto dello spirito goliardico che ha sempre contraddistinto il gruppo. Sul balcone del municipio di Poggio Mirteto mancava infatti una delle due sfere decorative poste alle estremità della balaustra. Da quella “palla rotta” (o meglio: mancante) nacque il nome del fantomatico Comune di Pallarotta, destinato negli anni a trasformarsi in una vera e propria istituzione della satira carnevalesca.

A raccontarne la storia è Antonio Conforzi, ideatore e anima del progetto.

Come nasce Pallarotta?

«Pallarotta nasce dalle ceneri della Banda Giovanile Mirtense che, nel 1976, cessò la propria attività lasciando liberi i locali dove provavamo. Avendo ancora le chiavi, decidemmo di costruire un gruppo allegorico per il Carnevale. Il primo rappresentava la “guerra del vino” tra Francia e Italia con Asterix e Obelix. L’anno successivo iniziammo a chiamarci “Comune di Pallarotta”, prendendo spunto dalla palla mancante sul balcone del municipio. Da quel momento tutto ruotò attorno alla satira.»

Quando avete capito che non sarebbe stato soltanto un carro di Carnevale?

«All’inizio eravamo in due: io, “Tocca”, e l’altro “Pensa”, che avevamo nominato sindaco di Pallarotta. Dopo la sua scomparsa, nel 1980, sono rimasto da solo, ma ogni anno abbiamo continuato a scegliere un tema diverso. Inizialmente prendevamo di mira soprattutto l’amministrazione comunale di Poggio Mirteto, poi ci rendemmo conto che chi veniva da fuori non avrebbe colto i riferimenti e iniziammo ad affrontare temi di carattere nazionale.»

La satira è sempre stata il filo conduttore di Pallarotta. C’è mai stato un limite?

«Pallarotta è sempre stato apolitico. Ho sempre avuto le mie idee politiche, ma con i carri non ho mai attaccato uno schieramento: prendevamo in giro il modo di amministrare, non il colore politico. Abbiamo colpito sindaci di ogni orientamento, ma anche personaggi della politica nazionale come Berlusconi, Draghi e molti altri.»

Quali sono i ricordi più belli di questi cinquant’anni?

«Sono tanti. Abbiamo organizzato anche due Carnevali estivi, con giochi popolari e iniziative in piazza. Durante il primo consegnammo simbolicamente al sindaco di Poggio Mirteto una palla nuova. Nel secondo parteciparono anche gli amici del Comune francese di Canéjan, con la quale Poggio Mirteto è gemellata. Ricordo poi la nascita della “Piazza di Pallarotta”, nel piazzale della vecchia Vetreria. Realizzammo persino una targa in marmo e, per anni, quel nome comparve perfino nell’elenco telefonico e nella corrispondenza: il postino sapeva perfettamente dove consegnare le lettere indirizzate a Pallarotta.»

Anche quando gli spazi per costruire i carri vennero meno avete continuato a inventare qualcosa.

«Sì. A un certo punto non avevamo più un luogo dove lavorare e costruimmo dei carri dentro la mia cantina. In un’altra occasione allestimmo un capannone provvisorio di circa cento metri quadrati sotto la ciminiera della Vetreria. Alla fine l’ultimo carro fu una cassa da morto: rappresentava simbolicamente il funerale di Pallarotta.»

Da cosa nasce l’idea della mostra?

«Lo scorso Carnevale ci è stata consegnata una targa per i cinquant’anni di attività. Da lì è nata l’idea di raccogliere tutto questo materiale. È stato un lavoro impegnativo e costoso, portato avanti senza sponsor ma con l’aiuto e la disponibilità di tante persone.»

Che cosa potranno vedere i visitatori?

«In Sala Farnese saranno esposti costumi, manifesti originali, le veline utilizzate per realizzarli, pannelli fotografici, il materiale del giornale satirico “Castracane” e tanti altri cimeli che raccontano cinquant’anni di storia. Ci sarà anche uno spazio dedicato all’inaugurazione di “Piazza di Pallarotta” rimasta per diversi anni con quel nome citato in ogni occasione anche su alcuni libri e giornali. E tanti altri episodi che hanno caratterizzato questa esperienza.»

Che rapporto c’è stato con il Carnevale Liberato?

«Nutro molta simpatia per il Carnevale Liberato. È il vero Carnevale storico di Poggio Mirteto e anch’esso affonda le proprie radici nella satira politica. Mi piace vedere il paese pieno di gente e respirare quell’atmosfera di festa. Mi dispiace soltanto quando qualcuno esagera e rovina quello che dovrebbe essere un momento di condivisione.»

Pallarotta può ancora tornare?

«Credo che quell’esperienza sia ormai conclusa. Oggi mancano soprattutto gli spazi necessari per costruire i carri. Rimane però il ricordo di un periodo straordinario. Bastava affiggere il manifesto una settimana prima della sfilata e la gente faceva la fila per scoprire chi sarebbe stato il bersaglio della satira di quell’anno. Significa che Pallarotta era diventata qualcosa di atteso, un appuntamento che apparteneva ormai a tutta la comunità.»

Cinquant’anni dopo quel primo carro allegorico, la mostra non rappresenta soltanto un omaggio a un gruppo di amici e alle loro invenzioni, ma anche il racconto di un modo tutto poggiano di fare satira: pungente, irriverente, capace di sorridere del potere senza mai perdere il gusto della partecipazione collettiva.

Inaugurazione 1 agosto ore 19 Sala Farnese 

Orari di visita dalle ore 19 a mezzanotte fino all’8 agosto.

Contribuisci al nostro giornalismo di qualità: con un tuo abbonamento, o una tua offerta, sostieni il nostro lavoro per la Sabina. Noi non blocchiamo gli articoli, chiediamo un sostegno libero ai nostri amici sostenitori!

Devi eseguire l'accesso per visualizzare il resto del contenuto. Si prega . Non sei un membro? Registrati

Author: redazione