La difesa e la fine della Repubblica romana

di Giorgio Giannini

 

Nel  marzo  1849, scoppiata  di  nuovo la  guerra  contro  l’Austria, il  Comitato  Esecutivo  decide  di  inviare  alcuni  reparti  militari  a  sostegno  dei  piemontesi.

Il  29  marzo, dopo  la  sconfitta  dei piemontesi a  Novara il 23 marzo e  la  firma  dell’armistizio di  Vignale del 24 marzo, l’Assemblea Costituente, temendo l’intervento  dell’Austria  per  la  restaurazione  del potere temporale del  Pontefice, decide  di  sostituire  il  Comitato  Esecutivo  con  un  Triumvirato  composto  da  Giuseppe  Mazzini, dal  giurista  Carlo  Armellini (eletto a Roma)  e  dal  giovane  letterato  Aurelio  Saffi (eletto a Forlì), ai  quali  sono  conferiti ‹‹poteri  illimitati  per  la  guerra di indipendenza e per la salvezza  della  Repubblica››.

L’Azione  del  Triumvirato  si  caratterizza  subito  per   l’emanazione  di  una  serie  di  provvedimenti a  carattere  sociale, ‹‹concernenti  il  miglioramento delle condizioni  morali e materiali  di tutti i cittadini››: l’abolizione  della  carcerazione  per  debiti; la riforma agraria con l’affidamento in enfiteusi dei terreni  dei disciolti Enti Ecclesiastici alle famiglie più povere; l’abolizione  dell’appalto  del  sale  e  la  riduzione  del  suo  prezzo  ad  un bajocco  la  libbra; la  destinazione  del  Palazzo  del  Santo  Uffizio  ad  abitazione  dei  poveri; l’abolizione dell’appalto sui tabacchi; l’affidamento  di  lavori  agli  artisti; l’obbligo  per i  commercianti  di  vendere   le  giacenze  di  merci  ad  un  prezzo  stabilito.

I  Triumviri  lanciano  un  appello  ai  liberali  italiani  per  costituire  un  esercito  per  la  difesa  della  Repubblica, dato  che  Pio IX  ha  chiesto  l’aiuto  dei  Sovrani  cattolici europei  per  riprendere  la  città  e restaurare il potere  temporale.

In  pochi  giorni  giungono  a  Roma  migliaia  di  volontari, molti  dei  quali  hanno  combattuto  nella  guerra  contro  l’Austria. Garibaldi  e’ tra  i  primi  ad  accorrere  in  aiuto  della  Repubblica  Romana, con  i  suo legionari con  la  camicia  rossa, che  hanno  combattuto  in  Sud America.

Ci  sono  anche  circa  600  bersaglieri  lombardi, guidati  da  Luciano  Manara, che facevano parte della disciolta Divisione Lombarda impegnata  nella  guerra  contro  l’Austria, i quali sono sbarcati il 27 aprile a Anzio da due battelli, dato che i Francesi non li hanno fatti  scendere a Civitavecchia, dove  loro sono sbarcati il 24 aprile. I bersaglieri però si sono impegnati a non combattere prima del 4 maggio.

Ci  sono  inoltre  molti  patrioti  fuggiti  dallo  Stato  borbonico  e  1500  studenti  universitari  provenienti  da  varie  città italiane.

Gli studenti universitari romani costituiscono il Battaglione universitario romano. Ci  sono  perfino  molti  giovani  artisti  stranieri, studenti  delle  Accademie  estere  che  hanno  sede  a  Roma.

Le  forze  repubblicane  in  città, tra  soldati  regolari  ex  pontifici, membri  della  Guardia  Civica  e  volontari, ammontano  a  circa  10.000  uomini, divisi in quattro Brigate: la prima è comandata da Garibaldi e deve difendere le mura cittadine da Porta S. Pancrazio (Gianicolo) a Porta Portese (Trastevere); la seconda, agli ordini del colonnello Luigi Masi, deve difendere le mura tra Porta Angelica e Porta Cavalleggeri; la terza, al comando del colonnello Savin, controlla la riva sinistra del Tevere: la quarta, al comando del colonnello Galletti, è di riserva in città.

Capo  di  Stato  Maggiore  è  Carlo  Pisacane  e  Ministro  della  guerra  il  generale  Avezzana.

 

LA  DIFESA  DELLA  REPUBBLICA

 

Intanto  il  Papa  ha  ottenuto  l’aiuto  militare  del  Regno  di  Napoli, dell’Austria, della  Francia  e  della  Spagna, che  inviano  i  loro  eserciti  contro  la  Repubblica  Romana. In particolare, l’Assemblea Nazionale Francese concede al Governo uno stanziamento di 1.200.000 franchi  per finanziare una spedizione militare  ‹‹rivolta non ad abbattere la repubblica Romana, ma a sostenere  efficacemente la mediazione tra il papa ed i romani››.

La  sera  del  24  aprile, nel  porto  di  Civitavecchia  sbarcano  circa 7.000  soldati  francesi, con  26  cannoni, partiti il 22 aprile dal porto di Tolone, che sono in  gran  parte  veterani  della  guerra  di  Algeria, al  comando  del  generale Nicolas Charles Victor Oudinot il quale dichiara  che il Governo francese  intende ‹‹rispettare il voto delle popolazioni romane…e non imporre alcuna forma di governo che non sia da loro accettato››. Peraltro l’art. V del Preambolo della Costituzione francese  del 4 novembre 1848  dispone che ‹‹la Repubblica rispetta le nazionalità estere…non intraprende alcuna guerra a fini di conquista e non adopera mai le sue forze  contro la libertà di un popolo››.

Il generale Oudinot chiede però di occupare militarmente il Lazio, che serve alla Francia di poter avere una ‘legittima influenza’ sullo Stato pontificio. Naturalmente le proposte francesi non sono accolte dall’Assemblea Costituente che il 26 aprile affida all’unanimità al Triumvirato il compito di ‹‹salvare la Repubblica e di respingere la forza con la forza››.  Di conseguenza, il Ministro degli esteri francese  Edouard Drouyn de Lhuys ordina al generale  Oudinot di marciare su Roma con 6.000 uomini e senza cannoni, sperando in un ingresso pacifico nella città.

Il  30  aprile, alle  ore  11, 6.000 soldati francesi arrivano  sotto le  mura  aureliane  a  Porta Angelica ed  a  Porta  Cavalleggeri, vicino  al  Vaticano. Il  generale Oudinot  pensa  che  i  romani  si  arrenderanno  subito  senza  opporre  alcuna  resistenza. Invece i  patrioti romani della Guardia Civica, comandata da Ignazio Palazzi, si oppongono all’ingresso dei Francesi in città e resistono ai loro attacchi. Poco dopo i  Francesi sono attaccati alle spalle da Garibaldi, che è sceso dal Gianicolo con i suoi Legionari e con il Battaglione universitario romano. Pertanto,  Oudinot deve ordinare la ritirata  verso Civitavecchia lungo  la  via  Aurelia, dopo aver lasciato sul campo di battaglia circa 500 morti, 400 feriti e 360 prigionieri. Garibaldi li  insegue  con  i  suoi  uomini  fino  al  20° Km della Via Aurelia (a Castel di Guido) dove  è  fermato  dall’ordine  dei  Triumviri  di  ritornare  in  città. Infatti Mazzini, pensando ad un accordo con il Governo francese non intende ‘umiliare’ i soldati francesi, cosa che avrebbe provocato una durissima reazione francese ed avrebbe anche accelerato l’invasione del Lazio da parte degli Austriaci. Mazzini inoltre convince Garibaldi a liberare i prigionieri francesi. Oudinot ricambia liberando Ugo Bassi, catturato durante gli scontri a Roma, ed un Battaglione di bersaglieri che ha catturato a Civitavecchia. Nei giorni seguenti, il Presidente francese Luigi Napoleone Bonaparte decide di inviare rinforzi a Oudinot e manda a Roma, come ambasciatore e plenipotenziario per  trattare  con  i  Triumviri, il barone Ferdinand de Lesseps che parte da Tolone il 9 maggio. Intanto il 13 maggio si tengono in Francia le elezioni legislative. Uno dei principali argomenti del dibattito politico è la restaurazione del potere temporale del Papa. Le elezioni sono vinte dai monarchici e moderati, che conquistano 450 seggi su  750. Questo rafforza il Presidente Luigi Napoleone Bonaparte.

Intanto, il Triumvirato invita la popolazione alla lotta ed alla mobilitazione militare.

Gli ospedali e le farmacie sono requisiti.

Il 15 maggio, si chiudono le porte della città: nessuno può lasciare Roma, ad eccezione delle truppe.

Il 15 maggio arriva a Roma de Lesseps, che tratta ed ottiene una tregua di 20 giorni, fino al 4 giugno.  Il  Governo  francese in  realtà  vuole  solo  guadagnare  tempo per   inviare  i  rinforzi  militari  al  generale Oudinot.

Il 31 maggio il Triumvirato  firma con de Lesseps un Trattato in base al quale la Francia assicura il suo appoggio militare per la difesa della Repubblica Romana ‹‹contro ogni invasione straniera››. Naturalmente il Trattato deve essere ratificato dal Governo francese, che non lo approva. In questo caso la tregua sarebbe durata  altri 15 giorni dopo la comunicazione della non ratifica.

Intanto, il Re borbonico Ferdinando II, repressa l’insurrezione siciliana, con la resa di Palermo il 14 maggio, invia verso Roma un  forte  contingente di 8.500 soldati, con 52 cannoni e un reparto di cavalleria. Il  Triumvirato  decide  quindi  di  muovere  contro  di  loro  le  truppe  repubblicane, guidate dal Comandante in Capo,  generale Roselli. L’avanguardia dell’esercito borbonico, comandata dal generale Ferdinando Lanza,  è  sconfitta il  9  maggio  a  Palestrina  dai legionari di Garibaldi e dai bersaglieri lombardi di Luciano Manara. Intanto l’esercito repubblicano, guidato dal generale Roselli, muove contro il grosso delle truppe napoletane, guidate dal Re Ferdinando II, che si trovano tra Velletri ed Albano, nei Castelli Romani.  Però il generale borbonico Lanza decide di non combattere e si ritira verso Terracina. Garibaldi attacca i napoletani il  16  maggio a Velletri, poi li insegue  oltre i confini  dello Stato  borbonico e li sconfigge di  nuovo ad  Arce (Frosinone). Manara occupa Frosinone il  24 maggio. Garibaldi  vorrebbe  continuare  la  lotta  nel  Regno delle Due Sicilie, ma  il  26  maggio è  di  nuovo  richiamato  a  Roma  dal  Triumviri, dato  che  sta  per  scadere  l’armistizio  con  i  Francesi, e rientra con Manara in città il primo giugno.

Il  28  maggio  sbarcano  a  Gaeta  circa  9.000  soldati  Spagnoli, al  comando  del  generale Fernando Fernandez  De  Cordova, Capitano  Generale  della  Castiglia  che  offre  il  suo  aiuto  al  generale Oudinot, il  quale  lo  rifiuta  avendo  ricevuto  i  rinforzi. Infatti, a  Civitavecchia  sono  sbarcati  24.000  soldati  francesi, in  gran  parte  reparti  di  truppe  coloniali (i  famosi zuavi), con  circa  75  cannoni  ed  armati  dei  nuovi  fucili  a  retrocarica (gli chassepots ). Quindi gli spagnoli si recano in Umbria, che non è stata occupata dagli Austriaci.

 

LA  DIFESA  DI  ROMA

 

Il 29 maggio il Presidente francese Luigi Napoleone Bonaparte ordina a Oudinot, che ha ricevuto i rinforzi ed ora dispone di circa 30.000 soldati (tre Divisioni al comando dei generali  Auguste Regnaud de Saint-Jean d’Angely, Louis de Rostolan e  Philippe-Antoine  Gueswiller),  di  assediare Roma, ed all’ambasciatore de Lesseps di rientrare a Parigi, dove, indignato, si dimette dal servizio diplomatico.

Il primo giugno il generale Oudinot comunica al generale Roselli  la  fine  della tregua  e  la  ripresa  delle  ostilità per il  4  giugno. Però decide di prendere  di  sorpresa  le  truppe  repubblicane e  le  attacca  all’alba  del  3  giugno 1849: il giorno precedente  la  fine della tregua !

I  combattenti  sono  molto  duri  e  cruenti. I  repubblicani, asserragliati  nelle  ville ed edifici  ubicati alla periferia Nord della  città, vicino al Gianicolo (Villa  Pamphili, Villa  Il  Vascello, Casino  dei  Quattro  Venti, che  costituiscono  la  linea  di  difesa  più  avanzata  oltre  le  mura  aureliane), tutte  trasformate  in  fortilizi, oppongono  una  strenua  resistenza. Per  ben  30  giorni  resistono  ai  numerosi  e  violenti  attacchi  delle  truppe  francesi; alcune  ville (Villa  Pamphili  e  Casino  dei  Quattro  Venti) sono più volte prese dai  Francesi  e  riconquistate  dai  repubblicani, e vicevrsa, dopo  cruenti  combattimenti  corpo  a  corpo.

Nella  notte  tra  il  21  e  il  22  giugno  i  Francesi  conquistano  la  prima  linea  di  difesa  esterna  alle  mura  e  con  i  cannoni  iniziano  a  bombardare  la  città  colpendo  non  solo  molte  abitazioni, ma  anche  alcuni  monumenti, suscitando  cosi  lo  sdegno  degli  stranieri  e degli artisti che  si  trovano  in  città.

All’alba del 22 giugno le  campane  suonano a stormo  per  chiamare  la  popolazione  romana alla  difesa  della  città. Migliaia  di  cittadini accorrono  in  soccorso  delle  truppe  repubblicane. Intanto l’Assemblea Costituente siede in permanenza dall’inizio dei combattimenti e  dal 16 giugno ha iniziato a discutere il testo della Costituzione.

Il 26 giugno i Francesi attaccano  la villa Il Vascello, che è l’ultimo baluardo fuori delle mura aureliane, a poche decine di metri dalla Porta San Pancrazio, difesa dai volontari guidati dal generale Giacomo Medici (che per la strenua difesa della villa, andata in gran parte distrutta, è nominato nel 1876 dal Re Vittorio Emanuele II Marchese del Vascello).

La  situazione  militare  è  ormai  disperata. Garibaldi  propone  di  attaccare  di  sorpresa  le  retroguardie  Francesi, distruggendo  le  linee di  rifornimento; Mazzini  è  d’accordo, ma  Roselli  si  oppone. Garibaldi, profondamente  rattristato  per  questo  nuovo  contrasto  con  il  Comandante  in  Capo, lascia  con  i  suoi  ‘legionari’ la  zona  del  Gianicolo  assegnatagli. Luciano  Manara però lo  convince  a  riprendere  il  posto  di  combattimento  con  i  suoi  uomini  che  si  presentano  con  la  camicia  rossa.

All’alba  del  30  giugno  i  Francesi  sferrano  in  forze  l’assalto  finale  e  riescono  a  sfondare  le  ultime  esigue  difese fuori delle mura cittadine, tenute  ormai  solo  da  poche  centinaia  di  patrioti, che, finite le munizioni, attaccano fino alla fine i Francesi con la baionetta. Quel giorno cadono oltre 3.000 patrioti repubblicani e circa 2.000 Francesi. Il giorno dopo  è stipulata una breve tregua per raccogliere i morti ed i feriti. La battaglia è ora concentrata in alcune ville ubicate subito all’interno delle mura aureliane.

La  mattina del 30 giugno, Mazzini  convoca  il  Consiglio  di  Guerra  per  riferire  all’Assemblea Costituente  cosa  è  meglio  fare  per  la  difesa  della  città. Prevale  la  proposta  del  generale Avezzana  di  resistere  ad  oltranza  su  quella  di  Mazzini, Garibaldi  e  Pisacane  di  uscire  da  Roma  con  le  truppe  rimaste  per  continuare  la  guerra  nelle  Province.

Poco  dopo, però, l’Assemblea  Costituente, ritenendo  ormai  impossibile  la  difesa  della  città, approva  una  Risoluzione  con   la  quale  si  chiede  ai  Triumviri  di  trattare  la  resa  con  i  Francesi.

Mazzini, costernando  e  sdegnato  della  decisione, scrive  una  dura  lettera  all’Assemblea, firmata  anche  dagli  altri  due  Triumviri, con  la  quale  tutti  e  tre  si  dimettono  dalla  carica,  non  essendo  disponibili  a  trattare  la  resa  con  i  Francesi.

L’Assemblea  Costituente il  30  giugno incarica  il  Municipio  di  Roma  di  condurre  le  trattative  con  i  Francesi  per  la  resa.

Dopo  alcuni  incontri  con  il  generale Oudinot, che  detta  sempre  nuove  condizioni, il  Consiglio  Comunale  decide  all’umanità, il primo luglio,  di ‹‹cedere  alla  forza  delle  armi››  e  di ricevere  passivamente  i  Francesi. Anche  l’Assemblea  ed  il  Triumvirato  accettano  questa  posizione  ed  ordinano  alle  truppe  di  non  opporre  alcuna  resistenza  ai  Francesi.

La  mattina  del  1  luglio  l’Assemblea  elegge, a  stretta  maggioranza, un  nuovo  Triumvirato composto da Alessandro Calandrelli, Livio  Mariani  e  Aurelio  Saliceti. Il  giorno  seguente, 2 luglio, l’Assemblea  conferisce  loro  i  pieni  poteri  e  dichiara  Mazzini, Saffi  ed  Armellini  ‹‹benemeriti  della  patria››; inoltre  nomina  Garibaldi  Comandante  in  Capo,  con  poteri  pari  a  quelli  di  Roselli. Garibaldi  però ha  maturato  l’idea  di  lasciare  la  città  con  coloro  che  sono  disponibili  a  continuare  la  guerra.

 

LA  FINE  DELLA  REPUBBLICA

 

Il  2  luglio 1849 , Garibaldi, ritenendo  ormai  imminente  l’ingresso  delle  truppe  Francesi  in  città, a Piazza S. Pietro rivolge  ai  patrioti  romani  un  accorato  Appello  per  invitarli  a  seguirlo  ed  a  continuare  la  lotta dicendo:‹‹ Io esco da Roma: chi vuole continuare la guerra contro lo straniero, venga con me…non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane  quando se ne avrà››. Da appuntamento alle 18 a Porta S. Giovanni, dove trova circa 4.000  patrioti, di cui  800 a cavallo. Ci sono anche  il  frate  barnabita  Ugo  Bassi  ed  il  popolano  Angelo  Brunetti  detto  Ciceuracchio, animatore  dei  volontari  trasteverini.

Alle 20 lasciano la città diretti in Umbria per cercare di sollevare le Province. Essendo risultata vana questa operazione, la maggior parte dei volontari tornano alle loro case. Garibaldi decide quindi, con le poche centinaia di patrioti che ancora lo seguono, di andare in soccorso della  Repubblica  Veneta,  che  resiste  ancora  agli  Austriaci, che peraltro lo inseguono, per cui il 31 luglio deve rifugiarsi nella Repubblica di San Marino. In seguito raggiunge Cesenatico da dove cerca con una flotta di  barche da pesca di raggiungere Venezia, che è assediata, ma gli Austriaci glielo impediscono.  I patrioti si disperdono. Alcuni sono catturati e fucilati dagli Austriaci (tra i quali Ciceruacchio con il figlio Lorenzo ed  il barnabita Ugo Bassi). Durante la riturata, Anita, la moglie di Garibaldi, muore nella pineta di Comacchio. Garibaldi riesce in modo avventuroso a raggiungere Follonica (Toscana) da dove si imbarca per la Liguria.

Intanto la  notte del  2  luglio, i  deputati  dell’Assemblea Costituente, riuniti in permanenza  nell’aula  del  Palazzo Senatorio sul colle del Campidoglio, approvano  solennemente, dopo due settimane di dibattito,  la  Costituzione  repubblicana, che  riconosce i fondamentali diritti di libertà. La Costituzione è proclamata solennemente al popolo la mattina del 3 luglio, sulla piazza del Campidoglio.

La Costituzione stabilisce importanti diritti. In  campo  religioso  è attuato  il  principio  della laicità dello Stato e della ‹‹libera  chiesa  in  libero Stato››, lasciando  al  clero  assoluta  libertà  in  campo  spirituale  in  cambio  della  rinuncia  ad  ogni  ingerenza nella vita  politica  dello  Stato. Inoltre, si riconoscono i diritti fondamentali agli ebrei, che possono abitare fuori dal ghetto. Viene stabilita la libertà di culto (i cittadini possono scegliere tra il cattolicesimo e l’ebraismo; invece gli stranieri  possono aderire a qualunque religione ed anche essere atei, come sono alcuni dirigenti della Repubblica come Pisacane)

Viene abolita la pena di morte (è il secondo Stato al mondo ad abolirla, dopo il Granducato di Toscana che l’ha abolita il 30 novembre 1786).

Sul piano politico, si riconoscono le libertà di opinione e di associazione ed il suffragio universale maschile (però il voto non è vietato alle donne, anche se di fatto non viene da loro esercitato) con il diritto di votare al compimento dei 21 anni e con la eleggibilità a 25 anni. Si stabilisce la divisione dei tre poteri legislativo (che spetta alla Assemblea), esecutivo (che compete ai Consoli ed al Ministero) e giudiziario (che spetta alla Magistratura, che è indipendente).

Nel  pomeriggio del 3 luglio i  Triumviri  inviano  ai  Presidi (Capi) delle  Province  un  proclama  con  il  quale  annunciano  la  fine della  Repubblica. Quindi  nominano  Carlo Luciano Bonaparte, principe di Canino, uno dei membri più autorevoli  dell’Assemblea Costituente, ambasciatore presso i  Governi di Francia, di  Inghilterra  e  degli  Stati  Uniti  nell’estremo  tentativo  di  perorare  la  sopravvivenza  della  Repubblica.

Alle  ore  18  del  3  luglio, le  truppe  francesi, guidate  dal  generale Oudinot, entrano  in  città  dalla  Porta  del  Popolo.

Il  giorno  seguente  reparti  francesi  occupano  la  sede  dell’Assemblea  Costituente  sul  Campidoglio  e  quella  del  Triumvirato  nel  Palazzo  del  Quirinale  e  sciolgono  i  due  organi. Il  generale Oudinot impone la legge marziale in città e nomina Governatore il generale De Rostolan; inoltre vieta  la  stampa  di  ogni  pubblicazione  e  fa  celebrare  un  solenne  Te  Deum  nella  Basilica  di  S. Pietro.

Sempre  il  4  luglio, l’ambasciatore  francese, Conte  de  Rayneval ed  il  Commissario  De  Corcelles, che  ha  condotto  le  trattative  di  resa  insieme  ad  Oudinot, formano  un  nuovo  Governo.

Il  5  luglio, Mazzini  rende  pubblico  un  proclama  ai  Romani  nel  quale afferma che ‹‹la Repubblica romana vive eterna e inviolabile›› ed esprime  la  speranza  di  poterla  ricostituire.

Nella  difesa  di  Roma  perdono  la  vita  migliaia  di  patrioti, tra  i  quali  il  poeta  Genovese  Goffredo  Mameli (autore  dell’inno Fratelli  d’Italia ), Enrico  Dandolo  e  Emilio  Morosini (ufficiali  dei  bersaglieri  lombardi di Manara), Francesco  Daverio (Capo  di  Stato  Maggiore  dei  legionari  garibaldini), Angelo  Masini (comandante  dei lancieri bolognesi), Enrico Cernuschi (responsabile della Commissione  barricate). Negli  scontri  sono  feriti  anche  Nino  Bixio (stretto  collaboratore  di  Garibaldi) e Luciano Manara (che muore  alcuni  giorni  dopo  per  le  gravi  ferite  riportate).

Nella  difesa  di  Roma  si  prodigano  le  infermiere delle ‘ambulanze’, coordinate  dalla  principessa milanese Cristina  Trivulzio  di  Belgioso, da  diversi  anni  fervente  patriota  contro l’Austria, già impegnata nella Cinque Giornate di Milano.

 

LA  RESTAURAZIONE  DEL POTERE TEMPORALE DEL PAPA

 

Il  14  luglio 1849 il  Comando  militare  francese  proclama  la  restaurazione  del  potere  temporale  del  Papa  ed  ordina  agli  ex  dirigenti  della  Repubblica  Romana  di  lasciare  la  città  entro  24  ore. Mazzini  parte  la  sera  stessa.

Lo  stesso  giorno  il  Prefetto  di  Polizia  ordina  la  chiusura  di  tutti i  giornali  ad  eccezione  del Giornale  di  Roma. E’  la  fine  della  libertà  di  stampa.

Il  2  agosto  una  Commissione  pontificia, composta  da  tre  Cardinali, annulla  tutti  i  provvedimenti  emanati  dalla  Repubblica  Romana, dichiarandoli ‹‹nulli e di niun effetto››.

Il  12 settembre 1849 il  Papa  ripristina  le  norme  antiebraiche: inizia  cosi  di  nuovo  l’intolleranza  religiosa  e  la  segregazione  civile  e  politica  della  Comunità  ebraica  romana  che  ha  partecipato  attivamente  alla  vita  della  Repubblica.

La segregazione degli ebrei terminerà solo con la ‘liberazione di Roma’, con l’ingresso in città dei bersaglieri piemontesi dalla ‘Breccia di Porta Pia’, il 20 settembre 1870.

Il 12 aprile 1850, quando  la  situazione  è  ormai  ‘normalizzata’, non  solo  in  città  ma  anche  in  tutto  lo  Stato  Pontificio, Pio  IX  ritorna  a  Roma.

 

CRONOLOGIA ESSENZIALE

 

1846

16 giugno- Giovanni Mastai Ferretti, Vescovo di Imola, è eletto Papa (Pio IX)

17 luglio-  Il Papa concede l’amnistia anche ai prigionieri ed esiliati politici

1847

15 marzo- Si riconosce una limitata libertà di stampa

14 aprile-  Si annuncia la costituzione di una Consulta di Stato, che è insediata il 15 novembre, presieduta dal Cardinale Antonelli

12 giugno- E’ istituito il Consiglio dei Ministri

18 giugno- Gli ebrei sono autorizzati a  abitare fuori del ghetto, istituito nel 1555

5 luglio- E’ istituita a Roma  la Guardia Civica, che entra in servizio il 15 luglio

Agosto-settembre- Grandi manifestazioni inneggianti al  Papa in tutta l’Italia

1 ottobre- E’ istituito il Comune di Roma

23 dicembre- E’ riordinato il Governo pontificio, con 9 Ministri, in parte laici

1848

10 marzo- E’ costituito un nuovo Governo, composto prevalentemente da laici

14 marzo. E’ pubblicato lo Statuto fondamentale degli Stati della Chiesa

29 aprile. Allocuzione del Papa contro al guerra . I laici escono dal Governo

13 maggio- E’ costituito  l’Alto Consiglio (organo legislativo di nomina pontificia)

18-20 maggio- Elezioni per il Consiglio dei Deputati (organo legislativo elettivo)

16 settembre- Nuovo Governo, presieduto da Pellegrino Rossi, ucciso il 15 novembre

12 novembre- E’ istituita dal Consiglio dei Deputati la Giunta Suprema di Stato

24 novembre- Il Papa fugge a Gaeta

28 dicembre- Sono sciolti l’Alto Consiglio ed il Consiglio dei Deputati

1849

21 gennaio-  E’ eletta l’Assemblea Costituente, che si riunisce il 5 febbraio

9 febbraio- E’ proclamata solennemente  in Campidoglio la Repubblica Romana

29 marzo- Costituzione del Triumvirato con Mazzini, Armellini e  Saffi

20 aprile- Il Papa chiede alle potenze  cattoliche aiuto per ritornare a Roma

30 aprile- Primo attacco a Roma delle truppe francesi, sbarcate il 24 a Civitavecchia

9 maggio- I napoletani sono sconfitti a Palestrina ed il 17 a Velletri

19 maggio- La Repubblica  sottoscrive una tregua con i francesi fino al 4 giugno

3 giugno-  I francesi attaccano di nuovo Roma, violando la tregua

1 luglio- Il Comune di Roma, incaricato delle trattative, firma la resa

2 luglio-  Garibaldi lascia Roma con 4.500  uomini per continuare la lotta

3 luglio-  La mattina è proclamata solennemente in Campidoglio la  Costituzione

La sera, il gen. Oudinot  entra in città dalla Porta del Popolo, con le truppe

4 luglio- I francesi occupano la sede dell’Assemblea Costituente e del Triumvirato e

costituiscono un nuovo Governo

5 luglio-  Proclama di Mazzini ai romani con la speranza di ricostituire la Repubblica

14 luglio- I Francesi restaurano il potere temporale del Papa ed invitano i dirigenti

della Repubblica di lasciare la città. Mazzini parte la sera stessa

2 agosto- Una Commissione pontificia di 3 Cardinali, annulla tutti i provvedimenti

emanati dalla Repubblica

12 settembre- Il Papa ripristina le norme antiebraiche, ordinando agli ebrei di ritornare a vivere dentro il ghetto, anche se non aveva più le mura che lo dividevano dalla città.

 

1850

12 aprile- l Papa Pio IX ritorna a Roma

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