Questione Dighe: Aldo Gregori risponde ad ERG e chiede di abbassare il franco di sicurezza

di Maria Grazia Di Mario

«A partire dalla prima metà dello scorso dicembre e nel mese di gennaio si stanno verificando nella Regione Lazio e in particolare nella Provincia di Rieti, in stretta sequenza, straordinarie condizioni di maltempo ed eventi di piena del tutto eccezionali per frequenza e volumi di acqua interessati. ERG, in qualità di gestore della Diga del Turano, informa che nel corso dei suddetti eventi ha sempre operato nel massimo rispetto dei Disciplinari di Concessione, del Foglio di Condizioni di Esercizio e Manutenzione, e dei Documenti di Protezione Civile. L’azienda altresì ha condotto una costante concertazione con la Direzione Dighe, la Prefettura e la Protezione Civile, contemperando la massima cautela nel contrastare sia il rischio diga, sia il rischio idraulico dell’alveo a valle». Questa la nota diffusa alla stampa da ERG, gestore delle Dighe del Salto e del Turano. A rispondere è il tecnico ALDO GREGORI.

Aldo Gregori spiega che i problemi sarebbero a monte, se si vuole salvare “economia e incolumità”  degli abitanti nelle zone a valle e nella piana reatina, è necessario modificare la Convenzione, obbligare ERG (quale gestore privato) ad abbassare il livello di sicurezza  delle acque fissato dalla normativa in corso, di fatto mai aggiornata dal 1951.

In che modo?

“La prima azione è quella di mettere le mani sulla Concessione di derivazione dell’acqua e sull’allegato Disciplinare tecnico di gestione, materia disciplinata dal  Regio Decreto 1775 del 1933, e tali normative, confluite nel più recente Codice dell’Ambiente, non sono state oggetto di aggiornamenti sostanziali”.

In poche parole il testo è simile a quello di un regolamento di 70 anni fa?

“Certamente, la regolamentazione è carente e visti i cambiamenti climatici in corso va abbassato il livello di sicurezza di ulteriori 4-5 metri, rispetto a quello vigente.  In un certo senso anche il privato, obbedendo alle regole in essere, è vittima di un regolamento superato che causa pericolo e danni e li potrebbe provocare anche a Terni e a Roma”.

Chi lo dovrebbe modificare?

“La Regione Lazio ormai ha un potere assoluto in materia di gestione delle risorse idriche, conferitogli dallo Stato (con la Riforma del 2001), può apporre modifiche in maniera anche unilaterale e, nel caso di inottemperanza da parte del gestore,  revocare la Concessione”.

Una azione forte.

“Certo, ma necessaria, i problemi che si sono presentati quest’anno potrebbero riproporsi. Tra l’altro direi che il pericolo non è sventato, fino alla fine di aprile non sono esclusi fenomeni analoghi, anche in forma più grave”.

Le dighe, costruite 80 anni fa, non potrebbero stressarsi?

“Certamente, con conseguente logoramento interno del cemento e del ferro nelle fondazioni. Una seconda questione da affrontare sarà quella del controllo delle strutture che dovrebbe imporre l’Ufficio Dighe, incluso un esame accurato proprio del ferro delle fondazioni. Teniamo presente che non sono armate e il cemento era dosato a 200 kg per metro cubo”.

Quale assessorato nella Regione se ne dovrà occupare?

“Credo spetti al presidente Nicola Zingaretti“.

I danni sono quantificabili?

“Sono ingenti. Colpiti fabbricati, stalle, animali, fondazioni, la piana è sommersa di acqua”.

Chi ci rimetterà?

“Gli abitanti e i piccoli produttori, perché poi non è sicuro che le cause di indennizzo vadano a buon fine,  potrebbe essere chiamata a risarcire anche la Regione. Non dobbiamo più arrivare a dover subire queste conseguenze, qualunque sia la quantità di acqua piovana. Il sistema va messo in assoluta sicurezza, tecnicamente è fattibilissimo”.

Una battaglia che negli anni ha combattuto da solo.

“Sì, con l’aiuto di qualche giornalista come lei e di Sabina radicale. Fui anche ricoverato a causa dello stress e preoccupazione provocati dalla alluvione del 2010. Grazie al sostegno di Emma Bonino furono presentate  una serie di interrogazioni, scritte dal sottoscritto. Ora vorrei lanciare un appello, oltre che a Zingaretti, anche alla sindaca Raggi. Il problema esondazioni potrebbe colpire Terni e Roma, sommergendo intere aree della città, se anche nella capitale si sensibilizzassero sarebbe un ottimo risultato”.

La Erg parla di stagione eccezionale e di concertazione con la Direzione Dighe, la Prefettura e la Protezione Civile, però qualcosa sembra non aver funzionato.

“La Erg opera sicuramente nel rispetto della normativa, ciò non toglie che si possano arrecare danni e minacciare la sicurezza pubblica, per cui si ribadisce la necessità di modificare il disciplinare vigente. Il livello dell’acqua è regolato in base alle previsioni pluviometriche, solitamente a Rieti, ma direi anche nel Centro Italia, i mesi nei quali pioveva maggiormente erano novembre ed aprile, ma ora assistiamo ad una alterazione. A costituire un pericolo maggiore è proprio il Lago del Turano. I bacini imbriferi del Salto e Turano  sono più o meno analoghi, ma il Turano contiene meno metri cubi di acqua, da qui il rischio maggiore di tracimazione”.

Le Dighe inizialmente erano di proprietà dello Stato, gestite da Enel

“Infatti l’errore è stato quello di privatizzarle, nel 1998. Una decisione inspiegabile, considerando che la spesa per la loro realizzazione era stata completamente ammortizzata e che l’impianto era solamente da gestire. E’ naturale che il privato guardi solo ai propri utili, negli anni siamo passati da Entesa  ad  Eon, ad Erg ed proprio con i privati che si sono verificati i maggiori disastri. Noi cittadini non fummo informati di questa vendita, certamente i politici del posto lo avranno saputo e non si sono opposti”.

Quanti soldi introitano questi privati?

“Un introito enorme, parliamo di milioni di euro”.

Per il territorio non sembrano esserci state ricadute.

“Nessuna ricaduta.  All’inizio fu previsto un risarcimento per danni ambientali, mai rispettato, così come fu promesso  di fornire  corrente elettrica gratuitamente nei paesi interessati dagli invasi. Ai comuni confinanti  sono arrivati solo i cosiddetti fondi BIM, in soldoni 10mila euro circa a testa l’anno, ben poca cosa direi. Va anche detto che si dovrebbe mettere a punto un piano per la manutenzione dei corsi d’acqua e un piano di emergenza per la sicurezza”.

Quali sono i risultati ottenuti finora e quelli che si aspetta nel breve termine.

“Ho ottenuto che sia stato riconosciuto il rischio idrogeologico come primo rischio ambientale per la Provincia di Rieti, inoltre l’inserimento nei piani di Protezione Civile. Mi pare sia anche cresciuta consapevolezza della città, in generale del territorio e delle istituzioni, anche dei tecnici del settore, insieme possiamo costruire un futuro migliore per tutti. Ora mi aspetto un coinvolgimento della Regione e che Zingaretti al più presto corregga ed adegui la normativa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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