Valentano ricca di storia: dall’età del bronzo alla Famiglia Farnese

di Giorgio Giannini

 

 Le prime notizie storiche

 

La zona di Valentano è stata abitata fin dall’età del bronzo. Risalgono a  questo periodo tre  villaggi palafitticoli ritrovati nel Lago di Mezzano, di origine vulcanica, formatosi circa 400.000 anni fa  al tempo del Vulcano Pulsino. Questo Lago, di circa 800 metri di diametro e con una profondità massima di 38 metri, probabilmente  è il Lacus Statoniensis descritto da Seneca nelle Quaestiones Naturales e  da Plinio  nel trattato Naturalis Historia.

Del periodo del bronzo finale sono alcuni insediamenti del Monte Stagnina e del  Montenero.

Non ci sono molte vestigia del periodo etrusco, anche se si ritiene che nei dintorni (forse sul Monte  Becco), sorgeva il  Fanum Voltumnae, il più  grande santuario etrusco, di cui però non si conosce l’ubicazione.

Ci sono varie vestigia  del periodo romano, soprattutto resti di Ville Rustiche, che nel tempo si sono trasformate in villaggi, la cui popolazione, in seguito alle invasioni barbariche, si rifugiò sui colli  più facilmente difendibili, dando inizio agli abitati medioevali.

Del periodo medioevale le vestigia sono molto numerose.

Sul nome Valentano, ci sono varie ipotesi:

  • deriva da Verentum, una città i cui resti, però, finora non sono stati individuati;
  • deriva da Valle degli Ontani , una pianta molto diffusa nella zona;

Si ritiene che  la città storica derivi da un insediamento longobardo del IX secolo. A conferma di questa ipotesi, una pianta è presente nello stemma del Comune, a ricordo della pianta che i Longobardi usavano piantare nella piazza, ubicata al centro dei loro insediamenti, a significare la presenza di una comunità organizzata. Una pianta secolare era presente, fino al secolo scorso nella piazza davanti alla Chiesa (Collegiata di S. Giovanni Battista), ma è stata abbattuta perché molto rovinata.

Le prime notizie storiche sull’abitato, che si erge a 540 metri sul livello del mare, risalgono all’anno 810.

Nel 827  è citato il Castello di Mezzano, di origine Longobarda (dove , secondo la leggenda, su rinchiusa ed uccisa Pia de’ Tolomei, la nobildonna senese ricordata da Dante nel  V canto del Purgatorio),  distrutto alla metà del  XIV secolo e di cui sono ancora visibili alcuni resti. Nella zona del Lago di Mezzano sono state scoperte anche  resti di insediamenti longobardi con tombe e necropoli (es.  località La Fortezza).

Nel 839 è citato l’abitato di Villa Fontane, che presenta una Magione (Casa) Templare ed una chiesa, sempre costruita dai Templari, dedicata a S. Maria del Tempio.

All’inizio a Valentano vi era una Torre  di avvistamento, di origine longobarda, alta circa 20 metri, che  consentiva una visione fino al Mar Tirreno, al Monte Amiata, ai Monti Cimini e naturalmente, al lago di Bolsena. La Torre è stata successivamente trasformata in Rocca difensiva, di forma ottangolare, intorno alla quale si è formato lentamente il centro abitato.

Nel 1053, la Rocca  è un castrum fortificato.

Nei secoli seguenti, Valentano è coinvolto prima nelle lotte tra le città di Orvieto e di Viterbo per il controllo del territorio e poi tra il Papato e l’Impero (Guelfi e Ghibellini).

I Farnese

 

Nel 1354, il Cardinale Egidio Albornoz, incaricato dal Papa Innocenzo VI di  riprendere il possesso dei beni della Camera Apostolica (Patrimonio di S. Pietro), acquisiti illegalmente dai feudatari locali mentre i Pontefici erano ad Avignone (la cosiddetta cattività avignonese ), concede per 10 anni la concessione di Valentano ai fratelli  Puccio, Pietro e Ranuccio Farnese, figli di  Nicola (i Farnese  sono originari di  Farneto- attuale Farnese-, ma vivono a Canino), per ringraziarli per aver parteggiato a favore del Pontefice (sono Guelfi) e della collaborazione  ricevuta  nel recupero  delle terre pontificie. Da allora, e fino al XVII secolo, la storia di Valentano è strettamente legata alla presenza dei Farnese. Infatti, nel 1368 i Farnese sono nominati Governatori di Valentano.

Verso la metà del XV secolo, Pier Luigi Farnese , il Seniore, decide di trasformare la Rocca di Valentano in Palazzo al fine di trasferirvisi da Canino. In particolare, fa costruire, su progetto di  Domenico da Corno, una torre rotonda merlata.

Il  1 maggio 1461 Pier Luigi istituisce, da Canino, la Fiera di maggio, della durata di 7 giorni, che godeva dell’esenzione delle tasse (gabelle) per cui divenne, rapidamente, la più importante della zona.

Nel 1462 si effettua una regata sul Lago di Bolsena con barche di tutte le città rivierasche. Valentano conquista il secondo posto.

Il  21 gennaio 1466  Pier Luigi sottoscrive il regolamento dei confini con Bisenzio, di cui oggi  rimangono poche vestigia sul colle omonimo, ubicato sotto Valentano, che domina il Lago di Bolsena.

Nel 1488  sono celebrate  le nozze tra  Angelo Farnese (figlio maggiore  di Pier Luigi) e Lella Orsini di Pitigliano. In questa occasione, nel Palazzo vengono effettuati  altri lavori in modo da trasformarlo in una dimora lussuosa. In particolare  è realizzato un  cortile, detto cortile d’amore, con un porticato inferiore ed una loggia superiore. Il porticato è formato da 18  esili colonne, con capitelli tutti diversi, che raffigurano i gigli  farnesiani che diventano  palme, e boccioli di fiori, come  allegoria di buon augurio e di prosperità. I lavori sono realizzati dai mastri muratori Giorgio e Giovanetto Franchini, da mastro Gerolamo (forse di origine lombarda) e da mastro Lorenzo, scalpellino fiorentino.

Nel 1494 Pier Luigi muore e sua moglie si ritira nel Convento delle Murate di Firenze. Gli succede il fratello Alessandro, che era diventato Cardinale l’anno precedente.

Nel 1505 il Papa Giulio II Della Rovere legittima i due figli naturali (Pier Luigi e Paolo) avuti dal Cardinale Alessandro Farnese con  Silvia Rufini, vedova del nobiluomo di Tarquinia Giovanni Battista Crispo, da cui aveva avuto un figlio (Tiberio) che diventa in seguito Cardinale.

Agli inizi del XV secolo il Cardinale Alessandro Farnese effettua lavori di ammodernamento ed ampliamento del Palazzo di Valentano, su progetto dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane (in particolare, il camino del Salone Ducale– che presenta il soffitto di legno a cassettoni, dipinto con il faccione sottostante affrescato- e la vera del pozzo del Cortile d’amore).I lavori, probabilmente sono ultimati  in occasione del matrimonio del figlio Pier Luigi con  Gerolama Orsini, avvenuto nel 1519, ma concordato  nel 1513 tra il Cardinale Alessandro e Ludovico Orsini di Pitigliano.

Agli sposi è destinato il nuovo Palazzo di Gradoli, la cui costruzione però risulta alquanto  difficoltosa essendo in parte realizzato sul terreno di risulta della distruzione dell’antica Rocca. Pertanto, Pier Luigi e Gerolama vivono a lungo nel Palazzo di  Valentano, dove nascono i loro figli: Angelo, Ottavio, Orazio, Ranuccio, Alessandro e Vittoria.

Pier Luigi Farnese, avvalendosi della consulenza dell’architetto Sangallo il Giovane,  effettua una serie di lavori che trasformano l’abitato di Valentano, che era stato in parte  distrutto in seguito ad un violento incendio nel 1510.  In particolare  vengono realizzate delle strade nuove, larghe e dritte, che sono descritte in una lettera del 1543 di Annibal Caro, segretario di Pier Luigi.

Nel 1534 il Cardinale Alessandro Farnese è eletto Pontefice ed assume il nome di Paolo III. Nomina il figlio Pier Luigi  Gonfaloniere di S. Romana Chiesa e Cardinali i nipoti Ranuccio e Alessandro. Fa costruire nel Palazzo Farnese di Valentano il loggiato rivolto verso sud, con 11 arcate sostenute da pilastri in mattoni.

 

Il Ducato di Castro

 

Nel 1537 il Papa Paolo III istituisce, per il figlio Pier Luigi ed i suoi discendenti, il Ducato di Castro, che comprende anche il Ducato di Latera e la Contea di Ronciglione, facendo costruire dall’architetto Sangallo il Giovane la città di Castro.

Nel 1545, il Pontefice Paolo III istituisce, per la sua famiglia, il Ducato di Parma e di Piacenza. Però, il figlio Pier Luigi non è ben accolto dalla nobiltà locale, rappresentata soprattutto dalle famiglie dei Pallavicino, Landi, Anguissola e Gonfalonieri ( il cosiddetto PLAC dalle iniziali dei loro cognomi) , che ordisce una congiura in seguito alla quale Pier Luigi, il 10 settembre 1547 è assassinato a Piacenza ed il suo corpo è gettato nel  dirupo sotto il Palazzo  Farnese. Soltanto dopo qualche anno, la moglie Gerolama riesce a far recuperare il corpo del marito ed a portarlo nella tomba di famiglia nella Chiesa di  S. Giovanni Battista nell’Isola Bisentina, nel Lago di Bolsena.

Nel 1549 muore Paolo III e la famiglia Farnese perde il protettore.

Nel 1558 il Duca Ottavio Farnese, succeduto al padre Pier Luigi, emana gli Statuti del Ducato di Castro, molto avanzati per il tempo, stampati dal tipografo Matteo Tesori di Orvieto.

Poiché  la vita di corte del Ducato di Parma e Piacenza assorbe ingenti risorse finanziarie,  i Farnese chiedono dei prestiti a vari banchieri romani, dando in garanzia le rendite del Ducato di Castro, attraverso i cosiddetti Monti Farnesiani. Poiché i Farnese non riescono a pagare i loro debiti, si apre un contenzioso con le famiglie dei banchieri, in primis con i Barberini.

Dopo l’elezione al Pontificato di Urbano VIII Barberini, i rapporti con i Farnese si acuiscono.

Nel 1641 il Papa Urbano VIII dichiara guerra al Ducato di Castro, retto da  Odoardo Farnese, che è occupato dalla truppe pontificie. In seguito alla Pace di Venezia del 1644 i Barberini  riprendono il possesso del Ducato, ma Ranuccio II (succeduto ad Odoardo) non riesce ad onorare gli impegni del trattato di pace. Così nell’aprile 1649 scoppia la cosiddetta Seconda Guerra del Ducato di Castro tra i Farnese ed il  Pontefice. Il pretesto è l’assassinio, a Monterosi, nel marzo 1949, del Vescovo di Castro, il barnabita Cristoforo Giarda, uomo di fiducia del Papa Innocenzo X Pamphili, succeduto a Urbano VIII nel  1644. Il Papa scomunica gli esecutori materiali del delitto, di cui ritiene mandante i Farnese. Il Pontefice fa assediare dalle sue truppe  la città di Castro, capoluogo del Ducato. Un spedizione militare inviata dai Farnese, da Piacenza, in soccorso di Castro, è sconfitta a S. Pietro in Casale (Bologna). La sorte del Ducato è ormai segnata.  La città resiste per  quasi 5 mesi, ma il 2 settembre si arrende. Il Pontefice Innocenzo X Pamphili ordina la distruzione della città che richiede ben tre mesi. Il 3 dicembre il comandante militare delle truppe pontificie, Spinola,  comunica la “compiuta demolizione“ dell’abitato. Sulle rovine viene  sparso il sale e viene collocata una  colonna con la scritta “Qui fu Castro”.

La sede vescovile  viene trasferita ad Acquapendente mentre quella amministrativa della zona è  trasferita a Valentano, che però subisce una progressiva decadenza.

L’archivio storico amministrativo del Ducato è attualmente conservato nella Biblioteca Civica di Valentano.

 

La trasformazione del Palazzo Farnese

 

Con la distruzione del Ducato, finisce la signoria dei Farnese ed i loro beni sono incamerati dalla Camera Apostolica. In particolare, il loro Palazzo di Valentano è trasformato, negli anni tra il 1650 ed il 1730, prima in  granaio e poi in prigione.

Nel 1731 l’edificio è trasformato per ospitare il convento delle suore  domenicane. In particolare la scala di accesso all’appartamento ducale, affrescata con scene mitologiche e celebrative della famiglia Farnese (come nel Palazzo Farnese di Caprarola), è trasformata in Scala Santa, sul modello di quella  nei pressi dell’abbazia di S. Giovanni in Laterano, e gli affreschi sono ricoperti con altri  che rappresentano scene della Passione di Cristo (i processi di Anna e Caifa, di Erode, di Pilato, il tradimento di S. Pietro, la preghiera nell’orto del Gestemani, la flagellazione  alla Colonna, la Via Crucis e la Crocefissone).

Nel periodo 1867-1870  parte dell’edificio  diventa caserma di un reparto di Zuavi  pontifici. Probabilmente a loro si deve la distruzione dell’Archivio dei Farnese conservato nel Palazzo.

Dopo la soppressione degli ordini monastici (conseguente all’unificazione dell’Italia), l’edificio  è abbandonato. Quindi,  tra il 1930 ed il 1953 è destinato in parte a scuola ed in parte ad abitazione.

Dopo alcuni decenni di nuovo abbandono, l’edificio è ristrutturato per ospitare il Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca  Farnese, inaugurato nel 1996.

 

Le Feste

 

Le principali feste  celebrate a Valentano sono:

  • la Processione del Cristo Morto, la sera del Venerdì Santo di Pasqua;
  • la Fiera del Cedro, la terza domenica di maggio;
  • l’Infiorata del Corpus Domini, a giugno;
  • Il Palio del Ducato di Castro, a fine luglio;
  • La tiratura del solco dritto, all’alba del 14 agosto (è una antica festa pagana di ringraziamento del mondo contadino, che ha per oggetto la tiratura di un lungo solco, di circa 3 Km,  anticamente tracciato  con i buoi, ora con un trattore. Con l’avvento del cristianesimo, la cerimonia rappresenta il viaggio della Vergine Maria che sale al cielo).

 

 

Altre notizie

 

Nel 1774, crolla la Porta Romana, ricostruita  nel 1777 su progetto dei Jacopo Barozzi, detto il Vignola e denominata  Porta Magenta.

Il 22 settembre 1765, nasce a Valentano  Paolo Ruffini, figlio del medico  Basilio (originario di Reggio Emilia) e di  Maria Ippoliti (nativa di Poggio Mirteto- Provincia di Rieti). Diventa un famoso matematico e scienziato, docente dell’Università di Modena (di cui diventa anche Rettore). E’ anche  Presidente della Società Italiana delle Scienze. Muore a Modena il 9 maggio 1822.

A Valentano sono stati girati due film dal regista Mario Monicelli: nel 1956,  Il medico e lo stregone, con Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni, e nel  1966 L’Armata Brancaleone con Vittorio Gassman.
 

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