Verità e silenzi sul progetto Raggi riguardo il trasferimento di famiglie rom a Rieti

Sul “caso” della possibilità di spostamento a Rieti di famiglie residenti nei campi rom della Capitale vanno fatte anzitutto alcune precisazioni per dare consistenza numerica al “caso”: il bando emesso da Virginia Raggi, riguarda solo 20 persone (3-4 famiglie), allocabili tra Rieti e 5 municipi di Roma più l’area di Tivoli e Guidonia, per cui la provincia di Rieti è davvero minima parte.

Il “caso” è quindi davvero irrilevante, se non fosse per come il problema viene affrontato, dalla Raggi e dai partiti.

Le critiche dalla destra locale al provvedimento per il non coinvolgimento delle municipalità sono in effetti dovute in quanto il piano rom della stessa Raggi del 2017 prevede “spostamenti solo se volontari in altre province e Comuni attraverso specifici accordi con le municipalità interessate – secondo gli indirizzi dell’Assemblea capitolina-“ e tutto ciò manca, certificando ancora il fallimento del piano stesso.

Emblematico di certo approccio al problema, il riferimento nel bando a corsi di “economia domestica” e la “educazione ad una adeguata funzione genitoriale”. Un approccio che però oscilla tra questo paternalistico e quello poliziesco, evidenziato dal fatto che gli ultimi due dirigenti designati dalla Raggi per promuovere l’uscita di famiglie rom dal campo alla casa siano stati due alti dirigenti del corpo della Polizia.

Naturalmente per Sabina Radicale il problema non è solo questo ma, come chiede la UE e ben funziona negli altri stati, è il modello di integrazione “speciale” ad essere da respingere, in quanto ai rom dei campi vanno garantititi, come per qualsiasi altro cittadino nelle medesime condizioni, l’accesso ai diritti fondamentali, in primo luogo quello ad un alloggio adeguato, da cui quelli a trasporti, sanità, scolarità.

Infine la cosa più rilevante per quanto riguarda Rieti: preso atto dello scontato silenzioso imbarazzo del M5S locale, si registra anche quello del PD reatino, che come sempre più spesso accade sembra privo di capacità di valutazione autonoma e attende che il PD romano gli dia la linea. (Sabina Radicale)

dalla redazione di Sabina commento

Premesso che non si affronta questa tematica con spirito ed animo razzista, o di destra, solo se si dice che non si è d’accordo nel vedersi piombare nella propria città, o provincia, famiglie rom.  Va però detto che avere 20 rom a Rieti potrebbe significare vedere in poco tempo triplicarne il numero e purtroppo i rom “non lavorano” ma praticano altri tipi di attività. Discorso diverso se questi rom fossero disposti a lavorare ed a inserirsi nella società come noi cittadini italiani, esistono rom che hanno studiato, frequentato l’Università, le scuole, ma sono pochi. Il problema è davvero ampio e andrebbe affrontato diversamente imponendo delle regole e dando concrete possibilità di inserimento e su questo punto dovrebbero confrontarsi seriamente le forze politiche, Raggi inclusa.

 

 

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