ASI di Passo Corese: esempio di politica OTTUSA PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Marzo 2010 20:58

 

Gianni Ciaccio

Abbiamo chiesto al coordinatore del “Comitato Per Lo Sviluppo Armonico Della Sabina” Emiliano Donati, di chiarirci alcuni aspetti ed obiettivi del movimento. Una interessante escursione nel mondo sabino che vi invito a leggere e commentare.

Buongiorno Emiliano Donati, due parole per presentarti e tre sul comitato per lo sviluppo armonioso della Sabina.

 Ho 34 anni, sono ingegnere, vivo a Forano e lavoro nell’IT e sono sposato. Il coordinamento per lo sviluppo armonioso è nato un anno fa dalla volontà di cittadini ambientalisti e di associazioni di unire le forze per contrastare la speculazione la mancanza di una politica ambientale della nostra Provincia, sia con atti di denuncia pubblica, sia elaborando progetti e proposte alternative allo sviluppo basato sulla devastazione del territorio.

Qual è  il percorso individuale, il tuo per esempio, che porta ad occuparsi di temi ambientali?

 Il percorso personale che mi ha portato ad occuparmi delle tematiche ambientali in generale è partito da una mia personale attenzione ai temi della giustizia sociale, dei diritti dei popoli, ma anche dei singoli individui, all’autodeterminazione e all’autosostentamento. Riflettendo e lavorando su questi temi mi sono convinto sempre di più di quanto questi aspetti fossero intimamente legati ed imprescindibili dalla conservazione e dall’uso responsabile delle risorse, prima di tutto quelle ambientali: se l’ambiente e le risorse di un territorio vengono depauperate e svendute, chi lo abita avrà sempre meno possibilità di decidere il proprio modello di sviluppo e di garantirsi un futuro dignitoso. 

 Ogni territorio ha le sue caratteristiche. Quali quelle sabine?

 Sulle caratteristiche della Sabina si fa un gran parlare da anni, specie da parte dei politici che poi, però, sono i primi responsabili di una gestione del territorio che fa acqua da tutte le parti. Abbiamo l’olio d’oliva DOP, un olio giudicato da tutti di qualità eccelsa, che non riesce ad essere venduto al prezzo che meriterebbe e che renderebbe conveniente investire nell’olivicoltura. Abbiamo le bellezze paesaggistiche e naturalistiche che ci invidiano tutti: dai monti Sabini alla valle del Tevere ci sono luoghi di incredibile fascino ai quali vanno aggiunti i borghi antichi di cui alcuni davvero suggestivi e ben conservati, si pensi all’ abbazia di Farfa, a Roccantica, Casperia, Montopoli. Abbiamo in più la vicinanza con Roma che, se ben sfruttata, consentirebbe di sviluppare un’economia legata al turismo e all’accoglienza tale da creare ben più posti di lavoro e benessere dei poli della logistica, soprattutto favorirebbe un’imprenditoria legata al territorio in contrapposizione a quella del cemento e rilancerebbe l’occupazione nei settori agricolo, turistico, enogastronomico, immobiliare di qualità, sviluppando anche figure professionali qualificate. Sarebbe anche un incentivo per i giovani a studiare ed a specializzarsi, invece di aspettare che qualcuno gli trovi un posto precario da magazziniere. 

Una porta di ingresso è all’altezza di Passo Corese. Cosa sta succedendo laggiù?

A Passo Corese la politica sta mostrando in modo inequivocabile che “predica bene e razzola male”, come dicevo infatti, da parte dei politici si fa un gran parlare di sviluppo sostenibile, ma nei fatti, gli stessi politici promuovono progetti come l’ASI, precludendo ogni idea di sviluppo del tipo di cui parlavo in precedenza. Ci vuole grande fantasia per credere che piazzando un mostro di quel genere alle porte della Sabina “attraente per natura” si possa ancora sperare in un’economia sostenibile legata alle eccellenze che il territorio offre. Una volta realizzato il polo della logistica, ben 200 ettari di megacapannoni, le ripercussioni in questo senso saranno tali da essere avvertite in ogni angolo della Sabina e riguarderanno molti aspetti, non solo quello economico. In termini di qualità della vita sono convinto che assisteremo ad un incremento di lavoro dequalificato e precario che occuperà soprattutto persone che vengono da fuori. Allo stesso tempo, peggiorerà la qualità dell’aria e la percorribilità delle nostre strade già ridotte al lumicino. Purtroppo, tutto questo accompagnerà la perdita definitiva di bellezze paesaggistiche ed archeologiche di valore inestimabile, senza che gli attuali residenti in Sabina ne possano avere alcun vantaggio. Tengo a precisare però che l’ASI di Passo Corese è solo il più grande degli esempi offerti dalla politica di come si possa parlare bene ed agire male, infatti percorrendo la statale 313 da Passo Corese a Cantalupo, è un susseguirsi di zone artigianali deserte, decine di orrendi capannoni vuoti, palazzine, chiamate con spregio al buon gusto “borghi”, nelle quali la maggior parte degli appartamenti restano inoccupati. A fianco a questo, infrastrutture fatiscenti e servizi assolutamente inadeguati alle farneticazioni demografiche dei nostri politici bipartisan. 

Quali le alternative possibili e sostenibili in Sabina per produzione e di impiego? E come realizzarle? 

Come detto in precedenza, lo sviluppo economico della Sabina non può che passare per un utilizzo oculato ed attento delle risorse ambientali e culturali, ma per metterlo in atto è indispensabile la volontà politica delle istituzioni. Sicuramente un maggiore coinvolgimento dei cittadini in decisioni importanti come la realizzazione di duecento ettari di capannoni su un sito disseminato di emergenze archeologiche renderebbe più agevole l’elaborazione di progetti alternativi rispettosi dell’ambiente, a tutto vantaggio della cittadinanza. È chiaro che se tra le istituzioni e i cittadini v’è un rapporto di sudditanza senza dialogo, nulla di tutto questo può essere posto in essere.  
 

 Che tipo di risposta riscontri da parte delle amministrazioni e dei concittadini?

 Risposta a queste questioni? Dagli aministratori, purtroppo le risposte sono negative, da un lato perché viviamo, specie in Sabina, in un sistema gerontocratico, non tanto nel senso anagrafico del termine, quanto in quello della mentalità, visto che la nostra classe dirigente riesce a vedere come modello di sviluppo solo un modo anacronistico di creare lavoro ed economia che poteva avere senso negli anni cinquanta; dall’altro, perché è evidente ormai che gli appetiti di molti hanno come oggetto la nostra terra ancora in parte incontaminata, e la politica li subisce con grande debolezza ed impreparazione. 

Quali sono i politici comunali, provinciali o regionali che hanno fatto di più  per l’ambiente? Quelli virtuosi e quelli meno virtuosi. 

La domanda è difficile, non conosco tutti gli amministratori della Sabina e le situazioni specifiche di tutti i Comuni, l’unica cosa che posso dire è che l’andazzo generale è assolutamente negativo, basti pensare che a fronte di tanti soldi spesi, la provincia di Rieti non riesce ad andare oltre un misero 4% di raccolta differenziata dei rifiuti, che molti comuni stanno redigendo varianti di Piani Regolatori in modo assurdo, spesso ignorando anche i piani sovracomunali visti dagli stessi come fumo negli occhi, che altri come il Comune di Forano localizzano centri di raccolta di rifiuti, seppur differenziati, ai bordi del Tevere in area esondabile e paesaggistica. Per non parlare del controllo del territorio specie in materia edilizia, di discariche abusive e cave: gli abusi sorgono ovunque, indisturbati. 

Prossime mosse del comitato? 

Il coordinamento è tutto concentrato a fare chiarezza sul polo della logistica e nel cercare un interlocutore. In ogni occasione viene ribadito strumentalmente che gli ambientalisti non vogliono sentire ragioni, la verità è che viene scambiato per ambientalismo estremo anche una semplice richiesta di chiarimento e di dialogo. Ad ogni modo, abbiamo messo insieme molte persone ed associazioni che ci appoggiano e ci stanno aiutando e presto si conosceranno nuovi sviluppi. 

Se avessi in mano le sorti sabine, cosa faresti? 

Non credo che una persona sola possa riparare una situazionetanto disastrata quindi, innanzitutto, farei in modo di condividere una tale responsabilità solo con persone che abbiano a cuore la Sabina e il bene comune, dopodichè farei un gran lavoro culturale per far capire ai cittadini quanto la Sabina non abbia bisogno di cemento, capannoni e smog, ma solo di mettere a frutto le potenzialità che già possiede. Infine attuerei una politica di stop al consumo di suolo, di recupero dei manufatti esistenti, punterei sulla diffusione di energie alternative, su una gestione dei rifiuti sostenibile dal punto di vista ambientale e conveniente da un punto di vista economico. Insomma non farei altro che applicare le leggi, uscendo dalle logiche clientelari che vanno a totale svantaggio dei cittadini. 

 Per concludere in bellezza, ci indichi un libro ed un cd che vorresti far leggere ed ascoltare a tutti? 

 Pane e tempesta di Stefano Benni: è una favola ambientale nella quale possiamo trovare molti personaggi come parodia di quelli che vediamo all’opera in Sabina e non solo. È un libro facile da leggere, ma che aiuta a capire molte cose. Per quanto riguarda i cd, ci sono stati molti catautori impegnati  che hanno raccntato storie come quelle che vediamo oggi: storie di degrado sociale e ambientale che avanzano e travolgono tutto: De Andre’, Guccini, Bertoli e così via. 
 
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Marzo 2010 13:48