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| Giovedì 29 Dicembre 2011 13:59 | ||||||
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ELISABETTA LOVATI Nives camminava. Un sentiero di terra battuta e verdi colline il paesaggio che la circondava. Passi lenti, sempre uguali, un andare il suo che induce alla meditazione, al ripensare a se stessi, presente passato e futuro in un unico crogiuolo rimescolato dall'anima, non dalla logica. Ma d'altronde la logica ha poco a che vedere con questa storia.
Nives camminava, distratta dal suo stesso pensare, la vita fino a quel momento le aveva regalato grandi soddisfazioni, ma altrettanto grandi delusioni e l'afflizione per le delusioni s'imponeva nel suo animo più che l'allegria per le soddisfazioni. Le emozioni sono più difficili da gestire perchè ti sbucano fuori da una piega dell'anima quando meno te lo aspetti e spesso era per lei più consono alla sua natura lasciarle filtrare nel silenzio. Troppe parole troppo spesso inutili, tanto l'altro non avrebbe capito lo stesso. Ma c'erano tante pieghe nella sua anima ed emozioni che sbucavano fuori dal nulla ed era difficile, così difficile. Sentiva un bisogno di compartecipazione, unione, affetto, silenziosa reciproca comprensione, protezione. Nives camminava sul sentiero di Francesco e così le capitò di pregare, una di quelle preghiere vere che nulla hanno a che fare con le religioni, ma tanto hanno a che fare con i propri più intimi bisogni. Una di quelle preghiere che, se è vero che dio esiste, vengono ascoltate. Nives camminava, persa nei suoi pensieri e nella sua preghiera, quando d'un tratto sentì un naso umido che le bussava dietro un ginocchio, si voltò sorpresa. Una grossa cagna maremmana, bianca come la neve, la guardava con occhi dolci, andiamo insieme le disse e Nives andò, proseguendo il cammino con la cagna al suo fianco. Durante una delle soste lungo la strada Nives si preoccupò di guardare sommariamente le condizioni di salute di quella stupefacente compagna e si accorse che non erano buone, era affamata e stanca e con gli occhi molto irritati e le mammelle molto gonfie. Proseguì nel suo andare avvicinandosi alla città e man mano il sentiero si ripopolava, portandola nella civiltà, nelle macchine, nella logica, nell'odiato rumore, ma nulla di tutto ciò allertava la grossa cagna bianca, che continuava imperterrita ad andare con lei. Chissà da dove viene, chissà come si è persa, prima di arrivare in città mi abbandonerà, è certamente un cane di campagna. Ma arrivate in città la grossa cagna bianca non si staccò da lei e tutti si scostavano al passaggio di quelle due strane creature, come se già un intimo cerchio le racchiudesse. In città si diresse immediatamente all'albergo per vedere il da farsi, non voleva lasciare la sua nuova compagna neanche un momento e già un desiderio prendeva forma nel suo cuore, ma in albergo non la lasciarono entrare con il cane e così si mise a passeggiare per le vie del centro cercando un negozio per animali senza alcuna speranza di aiuto. La porta del negozio si aprì e le vidi entrare, una donna giovane e stanca, umanamente preoccupata ed una grossa cagna maremmana, bianca come la neve, che aveva negli occhi la certezza del proprio posto, così come l'hanno i cani amati che hanno trovato il proprio compagno di vita. Come posso esservi utile? Nel negozio la temperatura era piacevole e la cagna si sdraiò per terra. Vengo da Greccio, sto facendo il cammino di Francesco, lei mi ha seguita fin qui, credo che abbia fame. Aspetta, ho l'acqua e delle crocchette da darle. Presi le crocchette e l'acqua, la donna si sedette per terra accanto alla cagna sdraiata ed iniziò a darle da mangiare prendendo le crocchette con le dita. Rimasi ad osservarle per qualche istante, stupefatta. Credo che non stia bene, ha le mammelle gonfie e gli occhi rossi. Non so che dirti, dissi inginocchiandomi accanto a loro, forse deve partorire o ha già partorito, non so... La giovane donna mi fissò: voglio portarla a casa con me. Ci sono dei momenti nei quali sai cosa devi fare, momenti al di fuori della logica e del cinismo, momenti nei quali il sentire l'altro ti pone ad un livello diverso. Chiamai le veterinarie: puoi venire qui da me in negozio? Serve il tuo aiuto. Dopo poco arrivarono i miei amici veterinari e nel frattempo la giovane donna si era attaccata al telefono con determinazione per risolvere il problema del rientro a casa con la sua compagna. Poi seppi che suo padre le aveva detto: la fedeltà va premiata, portala a casa. Dalla visita veterinaria emerse che pur fisicamente molto provata ed a parte una congiuntivite, la cagna stava bene, ma era incinta e forse prossima al parto. Come si chiama questa stellina? Stella, si chiama Stella. Non so come fare per la notte, in albergo non la vogliono. Venite a casa nostra, se ti accontenti di dormire con lei in camper, c'è una buona cena per te e per lei e un posto dove riposare. Grazie, vado a prendere le mie cose, a proposito io sono Nives e lei è Stella. Stella dormiva profondamente, dopo aver mangiato e bevuto un pochino e non si accorse subito che Nives era andata via, ma il rumore della porta o forse qualcosa di più profondo, il senso di vuoto che l'allontanarsi di Nives le aveva dato, la fecero svegliare di botto. Guardò subito fuori dalle vetrine nella direzione verso la quale era andata Nives e si accucciò lì, in attesa, guardando fuori. Stella vieni qui, mangia qualche altra crocchina. Non posso, devo aspettare che lei torni da me. Contro l'esperienza sordida che quotidianamente ci opprime, nella ferma certezza di quel grsso cane bianco come la neve, Nives tornò con lo zaino in spalla e le medicine per gli occhi di Stella. Andiamo Stella, andiamo da questi amici. Ed ancora una volta Stella la seguì, in mezzo a macchine e passanti, in mezzo ai rumori osceni della cosiddetta civiltà umana, senza staccarsi dal suo fianco e salì nella macchina solo quando ebbe la certezza che ci saliva anche Nives e che questo era quello che Nives voleva da lei. Arrivate a casa Stella mangiò un altro po' e poi cadde in un sonno tranquillo, profondo, spossato e tuttavia sereno, Nives la compagnia che si era scelta era lì con lei. Passarono la notte in camper, un luogo intimo, dormirono abbracciate. La mattina decidemmo di andare dalle veterinarie per una ecografia di controllo, visto che la famiglia di Nives era in viaggio per venire a prenderle. Quando sullo schermo comparvero i cuccioli il mio cuore diede un gran balzo di gioia. Tutti vitali e tanti tanti cuccioli! Nives aveva le lacrime agli occhi. Le salutammo con il cuore in mano e le vedemmo andar via sedute sul sedile posteriore, Stella sdraiata con la testa sul grembo di Nives. Avevo fatto una preghiera per ricevere protezione... Stavi seguendo il cammino di Francesco, cosa ti aspettavi?
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Dicembre 2011 14:06 |
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