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| E’ PROPRIO VERO, ALCUNE VOLTE I RANDAGI STANNO MEGLIO… |
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Poggio Mirteto (una storia vera) Era un piccolo Yorkshire, di quelli che solitamente vivono al calduccio, tra quattro mura, anche perché non sono certo dei Labrador o dei Sanbernardo. Ogni mattina passavo di fronte alla sua cuccia e amavo salutarlo, non troppo però perché vedevo che soffriva (aveva bisogno di compagnia e coccole), e soffrivo anch'io vedendo che saltava disperatamente cercando di oltrepassare quella maledetta ringhiera di legno che lo separava dal mondo, o anche da una vita randagia: meglio che stare soli! Lilli no, non viveva in casa, la sua cuccia era ricavata tra due abitazioni, era una specie di grotta dove non batteva mai il sole, da lì non si poteva vedere assolutamente nulla se non le alte mura di due case. Per fare i bisognini doveva accontentarsi del pavimento di quella grotta, più che pavimento terriccio polveroso (spesso pieno di rifiuti fecali sparsi qua e là), e per ripararsi dalla pioggia o dal freddo di una ulteriore grotta, più piccola, ricavata nel muro di uno dei due palazzi. Il padrone e la padrona vivevano (e vivono) al piano di sopra. "Perché tenete questo cagnolino sempre chiuso qui, al freddo, da solo!", avevo avuto il coraggio di dire (gentilmente, con la speranza di sensibilizzarlo) al padrone più di una volta, ma lui ridacchiando, con il sorriso di chi sminuisce un problema, continuava a rispondere, “Mia moglie lo ha voluto a tutti i costi, io ero contrario. Dentro casa non può stare, tanto è abituato ormai, qui sta benissimo, non vede?". Purtroppo la vita è, per tutti, frenetica, e ci porta, a volte, in direzioni diverse. Da un mese a questa parte ho percorso altre strade, qualche giorno fa però passo di nuovo di fronte alla casa di Lilli e mi volto per salutarlo. Sorpresa: vedo il cancello rotto, al posto della cuccia c’è una invasione di terriccio, caduto dalla parete di fondo non murata, che ha invaso quasi tutto lo spazio. "Chissà, forse ora se lo terranno a casa!", penso e mi allontano con una speranza. Ma ieri la tragica sorpresa. Mentre cammino intravedo il padrone fermo a pochi passi dalla ringhiera che osserva il muro, mi avvicino: "Cosa è successo?", chiedo. “Una frana - mi risponde – a giorni devono venire gli operai". “E Lilli - dico - è a casa?". "No! Lilli, sa, mi è dispiaciuto molto! E' rimasto là sotto". "Da quanti giorni?" rispondo. "Da una settimana, ormai sarà morto". Addio Lilli, te ne sei andato alle porte di questo Natale, a te va un augurio speciale, a te bellissimo cane di neanche un anno, con un unico neo, quello di essere stato voluto 'davvero'. di Maria Grazia Di Mario
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Dicembre 2008 15:22 |
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