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| Le mille facce toste dell'Italia |
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| Sabato 19 Febbraio 2011 13:24 | ||||||
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Nicolò Rinaldi Deputato Parlamento Europeo
I fatti non importano più a nessuno. Sono meri punti di partenza per l'invenzione. Jorge Luis Borges
(non è che pensava al TG1, a Mediaset?A buona parte della politica italiana?)
1. Lo scandalo del re nudo Siamo guardati stranissimo in questi giorni a Bruxelles. A una collega, in ascensore un lettone ha sussurrato "Berlusconi non era solo a Villa Certosa...", e anche un ceco gli ha rinfacciato qualcosa del genere. Pare che tutta l'Europa proietti i suoi fantasmi nella torbida Italia del potere. È l'evoluzione, il passo ulteriore, delle barzellette ormai risapute. L'Italia del bunga bunga che diventa epica. Quanto alle domande che ci fanno, sono tutte riconducibili alle due che mi ha rivolto una giornalista tedesca in questa intervista radiofonica per la Deutschlandradio/Deutschlandfunk (audio, per chi è interessato e sa il tedesco). Primo: come è possibile un tale scandalo? Secondo: ma adesso è proprio finita per Berlusconi, vero? Alla prima ho risposto che è tutto un unico grande scandalo, che dura da troppo tempo e che in realtà è inseparabile nelle sue tante componenti; non è uno scandalo di Berlusconi, ma di un paese, non di un episodio, ma di una cultura. Sulla seconda chissà, gli ho risposto, niente di meno sicuro, perché l'uomo è determinato e forte, è ricco e ha anche i suoi amici in Europa. Sguardo della giornalista tedesca terrorizzato e deluso.
2. Due dichiarazioni della stessa cultura C'è un'assenza che brilla in questi ultimi giorni al Cairo e a Tunisi: nessun rappresentante dell'Europa o di un governo europeo è ancora andato per dire a voce alta al popolo di quei paesi "siamo con voi". Un'assenza che si specchia nell'arrivo in massa con la ripresa degli sbarchi a Lampedusa (intervento in plenaria). E un'assenza si specchia anche nella visita del ministro degli esteri italiano a Damasco, dove ha dichiarato, che la Siria è, udite udite, "un paese stabile e solido in cui è soddisfatto il desiderio del popolo di modernizzazione" e dove esiste "una crescente connessione tra governo e cittadini, tra potere e popolo". Un bel fiorellino di pazzia politica dopo gli eventi del Cairo e di Tunisi, una dichiarazione da faccia di bronzo proprio il giorno nel quale un tribunale siriano ha condannato a cinque anni una giovane. Altro sbrodolarsi addosso quello del ministro degli interni, che su Lampedusa ha maldestramente provato a scaricare le sue responsabilità sull'Europa, che avrebbe lasciato sola l'Italia, aggiungendo, con una punta di perfidia, "come al solito". La commissaria svedese e liberaldemocratica Cecilia Malmström dice che l'aiuto è stato subito offerto, altroché, ma che l'Italia ha rifiutato, con tanto di funzionario del ministero dell'interno che risponde a Bruxelles "noi non siamo la Grecia". "Come al solito" è invece l'abitudine a invocare l'Europa quando fa comodo, per ignorarla con fastidio quando Bruxelles disapprova l'accordo sui rimpatri in mare che viola il diritto umanitario e riempie di soldi quelle dittature africane alcune delle quali oggi vanno a picco, continuando a elargire miliardi a Gheddaffi ancora oggi, o rinunciando all'aiuto offerto già nel 2009, quando l'Italia preferì non utilizzare la riserva di 10 milioni di euro del Fondo europeo per i rifugiati - da spendere, certo, con le trasparenti modalità europee e non secondo i criteri della Protezione civile... Quanto all'ultima offerta, l'idea che si ha costà a Strasburgo è che il ministro degli interni nemmeno sapesse delle disponibilità europee. Queste due dichiarazioni illustrano una cultura autoreferenziale, che niente ha capito della lezione mediterranea di queste settimane, quasi questi ministri vivessero su un altro pianeta. Così non andiamo da nessuna parte. A suo modo lo ha detto, e mi fa piacere, anche una persona per bene come Beppe Pisanu, ex-ministro degli interni di Berlusconi, che ha tracciato il fallimento di tutta una visione politica che si è ingannata pensando di risolvere il rapporto col Mediterraneo, immigrazione compresa, pagando dittature e ributtando in mare padri di famiglia. Infatti la Storia è più forte di certi giochetti politici e certe illusioni e non tutto si riesce a comprare a forza di soldi, mentre l'Europa non si reclama a sproposito, ma è un progetto nel quale occorre impegnarsi giorno dopo giorno, reclamando diritti ma rispettando gli impegni (e magari, aggiungo, sapendo parlare l'inglese, se ci si occupa di certe cose). Ma i cuori leghisti - di tutta la cultura leghista che è molto più presente nel paese che non il consenso elettorale alla Lega - si scaldano ora che i propri conti non tornano e guarda guarda ci si ritrova con questi arabi che senza nessun aiuto da parte nostra riscattano un progetto di democrazia e gli sbarchi che scompigliano certezze affrettate. Lasciamo perdere per carità di patria del centro-sinistra che il rottamando Bersani offre alla Lega, improvvisamente non più razzista e per l'unità d'Italia, la palma di un accordo..., pensiamo piuttosto alle regole ferree che occorrono per frenare in modo duraturo e non contingente gli sbarchi: democrazia, sviluppo, rispetto del diritto internazionale, una cooperazione istituzionale con il mediterraneo per lo meno sul modello del consiglio d'Europa o dell'OSCE (ma è possibile che abbiamo più meccanismi istituzionali comuni con l'Asia centrale che con il Mediterraneo?) e solidarietà e organizzazione europee. Una strada lunga, ma da cominciare subito con un minimo buon gusto: zero demagogia e zero improvvisazione.
3. Notizie per l'Italia che lavora: Corea e brevetti europei, tutto nostro malgrado Il Parlamento Europeo ha votato, e dunque ratificato, l'accordo di libero scambio con la Corea del Sud (intervento in plenaria). La nostra industria automobilistica, o quella che presto sarà americana (e Maurizio Zipponi già due mesi fa mi aveva annunciato che Marchionne porterà ciò che conta oltreoceano...), ne vedrà delle belle, perché i coreani hanno ottenuto condizioni vantaggiose per le loro utilitarie, ma abbiamo lavorato sodo sulle clausole di salvaguardia introducendo dei meccanismi di correzione e sospensione "strada facendo" che possono essere richiesti anche dalle stesse industrie oltre che dagli Stati membri e indirettamente dal Parlamento Europeo. Ci guadagneranno invece moda, mobili, scarpe, ceramiche, e così anche l'Italia, che a lungo ha posto delle riserve formali all'accordo, si è alla fine allineata, consapevole di aver reagito troppo tardi e in modo isolato. Isolati come per i brevetti europei, insieme in questo caso agli spagnoli, dove il governo ha tentato di bloccare la decisione di prevedere il tanto atteso brevetto europeo utilizzando solo inglese, francese e tedesco attraverso una "cooperazione rafforzata", una disposizione del trattato di Lisbona che permette agli stati che si mettono d'accordo di andare avanti su una determinata politica a scapito di chi non ci sta - ovvero un grimaldello federalista. Una posizione disperata quella italiana a difesa della sua lingua, trascinata anche troppo a lungo, e destinata a ridursi a una battaglia di retroguardia, alla quale come IdV ci siamo sottratti. Quanto al PD, non si sono messi d'accordo e alla fine si sono astenuti... Certo, il multilinguismo, seppure assai costoso, è sacro, sacro nell'Europa unita. Ma le imprese hanno bisogno di un brevetto finalmente europeo e i dati parlano chiaro sulle lingue più utilizzate in questo campo - soprattutto quando dal deposito di un brevetto si passi alla sua circolazione. La posizione italiana del resto è debolissima, avendo proposto un brevetto solo in inglese - ovvero: se non c'è l'italiano non ci siano neanche tedesco e francese, un gioco delle ripicche che restringe anche di più il ventaglio di possibilità. In ogni caso a poco serve snocciolare geremiadi, occorreva creare consenso e costruire maggioranze, mentre in questi mesi l'Italia sui brevetti ha prima sonnecchiato, e poi si è svegliata di soprassalto adagiandosi al peggiore ruolo possibile in Europa: quello della vittima. Anche perché ora le nostre aziende si ritroveranno fuori dalla cooperazione rafforzata e dunque dal nuovo brevetto europeo, che sarà quello che conterà per il mercato delle idee. E con quale faccia, il governo chiederà di entrarvi, unico modo per salvaguardare a questo punto la nostra ricerca, dopo una tale battaglia di retro-retroguardia? La possiamo mettere così: si rafforzi l'insegnamento dell'inglese nelle scuole, si prevedano dei corsi di lingua per le piccole e medie aziende, si cooperi con le categorie, e alla fine si scommetta che il brevetto italiano farà molta più strada nel mondo appunto perché sarà in inglese.
4. La tenacia paga Passo dopo passo, si va avanti sul ricorso europeo contro lo scudo fiscale. Rispondendo a una nostra nuova interrogazione, la Commissione finalmente esclude nero su bianco, come stabilito anche da una recente pronuncia della Corte di Cassazione penale, che il perfezionamento del condono fiscale possa salvaguardare da reati connessi all'evasione dell'IVA, che si trova di fatto esclusa dal condono riducendone la portata dello stesso, come da tempo avevamo richiesto. La Commissione parte dal presupposto che la raccolta e la registrazione di elementi probatori pertinenti a seguito di accertamenti fiscali costituisce il primo passo per poter riscuotere l'IVA evasa e addirittura precisa che tali informazioni "devono essere inserite separatamente nel sistema informatico". Tuttavia Bruxelles riconosce di non avere ancora assicurazioni sul fatto che le autorità italiane procedano "al recupero effettivo dell'IVA evasa". Ma a questo punto il governo non ha altra scelta che compiere un passo indietro e adeguarsi al dettato europeo per non essere successivamente sottoposto al pagamento di multe salate che paradossalmente, per proteggere degli evasori, finirebbe per essere pagato proprio dai contribuenti onesti.
5. La faccia tosta Da facebook Pino Negro mi segnala che il deputato Caparini, altro leghista col quale Bersani vuole accordarsi, ha dichiarato in una trasmissione radiofonica di Radio 24, in data 11 novembre 2010 di non pagare il canone RAI. Un gran vantarsi: nemmeno si tratta di un parlamentare qualsiasi, ma addirittura del segretario della commissione di vigilanza RAI. È l'ammissione del fallimento del proprio ruolo? Ovviamente no, è solo un atto spudorato, altro privilegio da casta, un tassello in più di questa "non-Italia" (detto questo, certo, pagare il canone RAI è duro, molto duro...).
6. L'unità italiana declinata in altotesino Altra "non-Italia" è la posizione dello strapagato presidente della Provincia di Bolzano, che rifiuta di partecipare al 150° dell'unità d'Italia - e c'è pure chi dice che la sua posizione merita rispetto... Conoscendo i sudtirolesi e da montanaro amando la loro cultura, essendomi fin qui sempre trovato bene con loro, compatisco senza ironia una posizione istituzionale che rappresenta la cultura di qualcuno che non ha ancora superato il complesso dello sconfitto, che ancora, quasi un secolo dopo, si sente, nell'Europa unita, un "annesso", un corpo estraneo. Essere italiani ma rifiutarlo: deve essere triste vivere così. Dieci e lode allora a Cristof Innerhofer, che ha vinto tre medaglie mondiali e, lui senza complessi, le ha volute tutte italiane, segno di quanto il dinosauro della provincia rappresenti una cultura forse anche diffusa ma profondamente vecchia e frustrata.
7. Valore Donne Che l'Italia sia varia lo sappiamo, e basta spostarsi da Bolzano a Latina - la "mia provincia" più delicata, perché in questo territorio la camorra è arrivata anche in alcune istituzioni locali, perché nel capoluogo la cultura di destra è radicata, e perché impegnarsi per l'altra Italia è più difficile, e dunque più necessario. Si pensi allora alla bellezza, in pieno centro di Latina, di organizzare un dibattito su un tema ostico per la politica italiana del birignao, come la violenza ai bambini; avviato da un breve preludio di musica classica al pianoforte; proseguito con la testimonianza esposta con spontaneità e senza alcun compiacimento di un giovane, Giuseppe Aversa, autore di un romanzo, "Ho ucciso mia madre", nel quale offre una versione romanzata delle violenze davvero subite da bambino; approfondito da interventi tutt'altro che di maniera, a cominciare da Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia e Alfonso Frassanito dell’associazione "Io so Carmela”, nata dopo il suicidio della figlia tredicenne di Frassanito, violentata da alcuni adulti. Tanti i cittadini partecipi, in un dibattito animato da Roberta Lerici, responsabile Infanzia IdV, e Valentina Pappacena, dell'associazione Valore Donna. Un'iniziativa, peraltro parte di un ciclo articolato, che è stata una lezione di quell'impegno civile che non ha alcuna paura a confrontarsi con un tema dove ogni ipocrisia scompare subito perché si devono dire cose "spiacevoli", spiacevoli anche sulla nostra società e la nostra politica "adulto-centrica". Che lo si sia fatto, pensando alto, in una città non facile come Latina, è davvero una ragione d'orgoglio per l'Italia dei Valori. E un ammonimento, anche dopo la manifestazione "Se non ora quando", di quel "valore donna" per il quale il nostro destino è una cosa seria, con la nostra condanna o la nostra salvezza parte del nostro tempo e della nostra scelta - e questa possibilità è il nostro riscatto. Niccolò Rinaldi Deputato al Parlamento europeo
Vice Presidente del Gruppo ADLE - Alleanza dei liberali e democratici per l'Europa
Capo delegazione dell'Italia dei Valori
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