La vocazione turistica della Sabina tra archeologia, natura e buona cucina

di Giorgio Giannini

 La Sabina  ha una chiara vocazione turistica, dato che possiede importanti risorse di tipo naturalistico, archeologico, storico e culturale. Potrebbe quindi attirare un buon numero di turisti (o semplicemente escursionisti, che si fermano cioè solo un giorno nelle località che visitano) provenienti soprattutto dalla Capitale, che dista poche decine di Km, a circa un’ora di viaggio in auto.

A livello naturalistico, il territorio della Sabina è molto pregiato perché è ancora in gran parte incontaminato, nel quale sono stati istituiti alcuni importanti Parchi Regionali. Ricordiamo, in particolare il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, nel territorio di Amatrice, il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (istituito tra la Salaria e la Tiburtina) e la Riserva Regionale dei Monti Navegna e Cervia, tra i laghi del Salto e del Turano. Ci sono inoltre i Laghi del Salto e del Turano, sui quali si affacciano alcuni deliziosi paesi e non dimentichiamo il Terminillo, unica e vera Montagna di Roma.

A livello storico vi sono imponenti testimonianze del nostro passato, a partire dall’età del bronzo (in particolare sono stati rinvenuti, nel territorio di Monteleone Sabino insediamenti di capanne degli antichi abitanti della Sabina). Sempre  vicino a Monteleone Sabino vi sono i resti dell’antica cittadina romano-sabina di Trebula Mutuesca e la chiesa medioevale di S. Vittoria, costruita sopra interessanti catacombe cristiane.  Inoltre, a Osteria Nuova, nel territorio del Comune di Frasso Sabino, c’è la Grotta dei Massacci, un sepolcro del periodo romano, dove in occasione delle festività natalizie si organizza da alcuni anni un bellissimo presepe vivente.

Infine, nel territorio di Cittaducale, ci sono i resti della villa dell’imperatore Vespasiano, originario di quel luogo.

In alcuni paesi ci sono Castelli e case baronali, che testimoniano la dominazione delle antiche famiglie nobiliari, soprattutto romane (ricordiamo gli Orsini e i  Lancellotti). Ricordiamo, infine l’antica Abbazia di Farfa, ad appena 20 Km dall’uscita di Fiano Romano dell’autostrada A1.

Anche a livello culturale, la Sabina possiede importanti risorse. Ricordiamo che a Castelnuovo di Farfa, nel cinquecentesco Palazzo Perelli, cioè il Museo dell’Olio della Sabina (olio che il medico greco Galeno del II sec. d C., considerava  il migliore del mondo). A Monteleone Sabino c’è il Museo civico-archeologico, nel quale sono esposti  molti reperti provenienti dall’antica Trebula Mutuesca (il Museo  meriterebbe una collocazione migliore di quella attuale nel seminterrato del palazzo comunale).  A Frasso Sabino c’è l’Osservatorio Astronomico, visitato da molte scolaresche provenienti non solo da tutta la Provincia di Rieti, ma anche da quella di  Roma.

Alcuni Comuni possiedono un bellissimo centro storico, con chiese e palazzi del periodo rinascimentale e barocco, che meriterebbe di essere valorizzati di più.

In molti paesi, inoltre, sono presenti bande musicali, per cui si organizzano concerti, soprattutto nel periodo estivo o in occasione delle feste patronali.

In tutti i Comuni, infine, si organizzano belle e suggestive celebrazioni, soprattutto  nel periodo estivo, come la Processione del Cesto (alto circa 60 cm e pieno di prodotti della terra sabina) a Poggio Nativo e la cena (gratuita) in piazza, in occasione della festa del Santo patrono locale, come a Ginestra e a Monteleone.

Ricordiamo infine la Fiera di Osteria Nuova (la più grande del Lazio per quanto riguarda il mercato degli animali), che si tiene la prima domenica di ogni mese e che attira decine di migliaia di visitatori, non solo da tutta la Sabina e la Provincia di Rieti, ma anche da Roma e dall’Umbria.

Un’altra attrazione turistica è certamente la  tipica cucina sabina, dai buoni e ricchi sapori naturali e dal prezzo accessibile per tutti i portafogli, che può essere gustata sempre negli agriturismi e non solo in occasione delle belle sagre paesane.

Un ultimo motivo di attrazione turistica è certamente l’artigianato (che è al terzo posto a livello nazionale dopo il patrimonio storico- artistico e le bellezze naturali e paesaggistiche), come  dimostra una recente indagine statistica, secondo la quale il 44%  dei turisti  intervistati indica l’artigianato, soprattutto quello alimentare,  rappresentato dai prodotti tipici del posto, come motivo di scelta della località da  visitare. Infatti, si spendono molte migliaia di lire per l’acquisto di prodotti alimentari tipici, per poi poterli gustare insieme con i familiari e gli amici ed avere la sensazione che le vacanze non siano ancora finite.

Da tutto questo si deduce che il territorio sabino ha una chiara vocazione turistica. Soprattutto gli escursionisti romani verrebbero più facilmente in Sabina, per visitare il patrimonio storico, artistico, naturalistico, per gustare la buona cucina e per acquistare i prodotti tipici, se ci fosse una migliore pubblicizzazione di queste  “ricchezze” e soprattutto un migliore collegamento tra Passo Corese (dove termina il raccordo autostradale con l’A1) e Rieti, attraverso la ristrutturazione della Via Salaria, di cui si parla da molto tempo e di cui però non si vede mai l’inizio dei lavori.

Ci auguriamo che queste cose possano essere fatte al più presto perché  il turismo, anche se solo escursionistico, contribuirebbe notevolmente allo sviluppo economico della Sabina, creando molti posti di lavoro, soprattutto  tra i giovani, non solo nel settore ricettivo (soprattutto quello dell’agriturismo) e gastronomico, ma anche in quello culturale.

foto Francesco Curci

 

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