Covid 19: sono troppi i morti di Poggio Mirteto. Da Renzo Diafani, a Carlo Luciani a Fausta Cerfoglia

di Maria Grazia Di Mario

Sono troppi i morti che in pochi giorni hanno colpito la cittadina di Poggio Mirteto, persone di differenti età e non affette da  così gravi comorbilità, o meglio le cui comorbilità  senza coronavirus non li avrebbero certamente uccisi.  Qualcosa non ha funzionato evidentemente in questa catena che lega la medicina di base, la Asl e l’Ospedale di Rieti De Lellis, proprio su questo punto  inviai alla Direzione Generale del Nosocomio e all’assessore D’Amato una personale interrogazione (che riporto a seguire) nel corso della prima ondata, attraverso le pagine del quotidiano L’Avanti e di Sabina, senza ricevere risposta. Con il cuore salutiamo con grande tristezza dopo Renzo Diafani e Carlo Luciani, Fausta Cerfoglia, in De Vito, 80 anni, da tutti conosciuta semplicemente come Fausta, e sposiamo pienamente le affermazioni del presidente del consiglio di Poggio Mirteto, Giuseppe Rinaldi che, via social, ne ha ricordato la figura:

“Ieri pomeriggio – ha scritto su facebook Rinaldi – abbiamo ricevuto un’altra triste notizia. Dopo la recente scomparsa di altre nostri due concittadini, anche la signora Fausta Cerfoglia in De Vito non ce l’ha fatta.  Il comunicato della Asl recita, come spesso in questi casi, che era affetta da “comorbilità”. Ma anche lei, come Renzo e Carlo sarebbe vissuta altri anni senza questo maledetto Covid. Con Fausta ci lascia un pezzo della storia del nostro paese:  mi vengono in mente le mattine prima di entrare a scuola, nella sua cartoleria in Piazza, ripenso ai bellissimi gruppi del Carnevalone Poggiano, alle tante manifestazioni culturali, ai bellissimi allestimenti per le edizioni di “Riviviamo Poggio Vecchio” quando , da giovane sindaco alla metà degli anni 90, insieme agli abitanti e ad un pò di persone che avevano a cuore il paese , ci inventammo un idea per rivitalizzare le antiche vie e piazzette del centro storico. E mi vengono in mente anche le tante volte che, insieme alle altre signore delle associazioni culturali, mi fermavano in piazza per manifestarmi il loro affetto e la loro stima ma, al tempo stesso, mi rimproveravano per le tante cose che non riuscivamo a fare per la nostra città. Un pensiero va a Fulvia, Antonella, Flavio e Daniele che in questo triste momento non possono neanche stringersi intorno alla cara mamma. Un abbraccio a tutti voi, con il cuore pieno di tristezza”.

la mia interrogazione senza risposta all’Assessore D’Amato  (la situazione da allora non sembra così cambiata, su alcuni punti importanti che evidenzio in neretto)

Gentilissimo Assessore Alessio D’Amato, viste le mail e le numerose telefonate agli addetti stampa e dipendenti della Regione alle sue relazioni esterne, i quali hanno evidenziato la difficoltà nel rispondermi a causa di un sovraccarico di impegni, mi permetto di disturbarla dalle pagine di questo giornale storico (L’Avanti), per avere delucidazioni in merito a questioni di indubbia urgenza per la tutela della salute degli abitanti della provincia di Rieti. Segnalazioni di cittadini e dichiarazioni di medici di base ci parlano di questioni ancora irrisolte e credo che questa zona d’Italia, che tanto ha dato nei secoli a Roma stessa, dovrebbe avere delle risposte chiare alle questioni sottoelencate.

° La prima domanda, gentile Assessore, riguarda i medici di base che ci dicono essere di dipendenza regionale, alcuni di essi segnalano una carenza di DPI e pur se alcuni sindaci dichiarano che “debbano rifornirsi da soli” sappiamo che il rifornimento non è semplice (e costoso) e che il personale sanitario deve essere dotato di DPI di un certo tipo per assistere in totale sicurezza i malati di coronavirus.

 

° Parliamo ora di terapia domiciliare: il Sindacato dei Medici Italiani avrebbe indicato la possibilità di una cura farmacologica precoce in grado di contenere in qualche misura l’infiammazione, che è conseguenza, per i casi più gravi, della infezione da Covid 19. Si potrebbe ipotizzare la Creazione di un pool di professionisti attrezzati e preparati in merito alle ultime novità in fatto di cure, o la formazione dei medici di base stessi, con messa a punto di una cura omogenea?

 

° Il 118, previo nullaosta del Servizio di Igiene Pubblica, ricovera troppo spesso il malato quando è già in affanno, questa procedura è raccomandata da disposizioni nazionali, o regionali?  E se non prevista, per quale ragione viene praticata quando a Rieti dove i ricoveri sono ancora in misura contenuta e in decremento.

 

° Alcuni Enti autorevoli (che non nominiamo in quanto non autorizzati) ci hanno spiegato che: “Il cittadino deve avvertire il medico di base in merito alla presenza possibile di sintomi riconducibili al coronavirus, il medico deve allertare il Servizio di Igiene Pubblica che decide sia per l’ospedalizzazione, che per la tamponatura.  I dottori stessi lamentano però la difficoltà nel ricovero di pazienti già in condizioni allarmanti (dopo giorni di febbre), che avviene solo in stato di grande criticità al manifestarsi di crisi respiratorie.

 

° Il problema del ricovero in presenza di affanno è un grande handicap per la Provincia di Rieti dato che l’unico Ospedale (dopo la soppressione del Nosocomio di Magliano Sabina) nell’area della Bassa Sabina dista più di un’ora dal capoluogo. E ricadendo sotto Rieti vige il divieto di venire ricoverati a Roma, soluzione che invece potrebbe essere praticabile e da voi sostenuta? Sembra cioè che non ci si possa curare fuori provincia, lo conferma?

 

° Altro problema è che, alla mancanza di Dpi, si associa l’assenza di strumenti per monitorare il paziente a domicilio, ad esempio il misuratore di ossigeno, indispensabile per controllarne il livello nel sangue, non viene né fornito, né ritenuto necessario. La App lanciata dal vostro Assessorato è un elemento utile, ma virtuale di contatto tra pazienti e medici di base.

° Altro grande problema la tamponatura, anche in questo caso non può essere richiesta né dal comune cittadino, tantomeno decisa dal medico di base, sarà sempre il Servizio di Igiene Pubblica ad autorizzarla, previo sopralluogo. Solitamente però in genere si decide di tamponare il paziente grave, se il malato risolve i sintomi, rimanendo a casa, non si fa alcuna verifica riguardo la presenza di Covid. Un problema che riguarda anche i conviventi, per i quali si considera sufficiente la quarantena priva di ulteriori esami, anche se ormai è noto che i convalescenti da coronavirus possono (pur se diventati asintomatici) trasmettere il virus. Dunque i nuclei familiari rischiano di diventare degli straordinari incubatori. Non si potrebbero isolare in luoghi attrezzati?

° Riguardo il reperimento di mascherine si trovano ora presso le Farmacie ma sono costose, 13,50 euro per le FFP2 e 25 euro per le e FFP3, mentre quelle chirurgiche, come sappiamo, potrebbero essere sufficienti alle misure di prevenzione se il vostro Assessorato le rendese obbligatorie in via precauzionale per tutti, in vista di una prossima riapertura di determinate attività e già da ora nei supermercati, negozi, uffici pubblici,  dove c’è chi indossa mascherine e chi no.

 

°Altro problema si porrà con la riapertura delle scuole, sappiamo che nel territorio regionale i nonni (non così anziani peraltro, in media dai 55 in su) spesso si occupano di nipoti, inoltre a rischiare possibili infezioni è il corpo docente, molti nonni, ma soprattutto insegnanti, ci chiedono delucidazioni in merito alla riapertura di settembre (mese nel quale il virologo Burioni ipotizza una seconda ondata di infezione da Covid 19).

 

° Ultimo tassello: i cittadini vorrebbero avere notizie sul tipo di terapie che sono in corso presso il Nosocomio di Rieti nel Reparto Covid, senza voler nulla togliere alla sua serietà ovviamente. Gli utenti si domandano se siano o meno presenti criticità, in particolare se si sia pienamente risolto il problema delle tamponature agli stessi infermieri al fine di scongiurare eventualmente la diffusione del Covid all’interno della struttura così come avvenuto nel resto d’Italia (problema seguito in particolare dal sindacato Cisl) e se nel reparto dedicato si stiano adottando, o meno,  terapie sperimentali, e quali. Un esempio pratico (che non riguarda Rieti, ma il territorio nazionale), l’uso di alcuni farmaci, ad esempio quelli per l’Hiv, si sarebbe già rivelato inutile e dannoso, mentre risultati si starebbero ottenendo ad esempio con l’eparina, o il farmaco antimalarico (peraltro somministrabili, sembra, anche in terapia domiciliare), ma soprattutto la terapia finora più efficace sembrerebbe essere quella del Plasma praticata con successo a Padova. Padova ha lanciato un invito ai Nosocomi italiani, verso i quali si è dichiarata favorevole a trasmettere questo tipo di approccio terapeutico. Non crede potrebbe essere un fiore all’occhiello, ad esempio, adottare questo terapia anche in un Nosocomio di provincia come quello di Rieti?

° Terminiamo le nostre domande con le RSA e con un esempio virtuoso ma che induce però a riflessioni, in una intervista rilasciata sempre al quotidiano L’Avanti il primo cittadino di Poggio Mirteto, Giancarlo Micarelli, ha dichiarato che il problema da infezioni al Covid, in questa cittadina, non ha colpito le Residenze per Anziani perché il comune stesso avrebbe rifiutato di accogliere pazienti in convalescenza da Coronavirus.  Da chi sarebbe venuta la proposta?

 

Certi di un interessamento anche dei nostri politici del PSI, sempre presenti sui territori, aspettiamo con interesse una sua risposta.

 

Un saluto cordiale

Maria Grazia Di Mario (giornalista e collaboratore per L’Avanti)

 

 

 

 

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