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Coronavirus e problematiche nella Provincia di Rieti

Riportiamo per esteso la lettera pubblicata sul quotidiano L’Avanti

Scrive Maria Grazia Di Mario:
Alcune domande all’assessore Alessio D’Amato

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Gentilissimo Assessore regionale Alessio D’Amato, viste le mail e le numerose telefonate ai suoi addetti stampa, i quali hanno evidenziato la difficoltà nel rispondermi a causa di un sovraccarico di impegni, mi permetto di disturbarla dalle pagine di questo giornale storico (L’Avanti), per avere delucidazioni in merito a questioni di indubbia urgenza per la tutela della salute degli abitanti della provincia di Rieti. Segnalazioni di cittadini e dichiarazioni di medici di base ci parlano di questioni ancora irrisolte e credo che questa zona d’Italia, che tanto ha dato nei secoli a Roma stessa, dovrebbe avere delle risposte chiare alle questioni sottoelencate.

La prima domanda, gentile Assessore, riguarda i medici di base che ci dicono essere di dipendenza regionale, alcuni di essi segnalano una carenza di DPI e pur se alcuni sindaci dichiarano che “debbano rifornirsi da soli” sappiamo che il rifornimento non è semplice (e costoso) e che il personale sanitario deve essere dotato di DPI di un certo tipo per assistere in totale sicurezza i malati di coronavirus.

Parliamo ora di terapia domiciliare: il Sindacato dei Medici Italiani avrebbe indicato la possibilità di una cura farmacologica precoce in grado di contenere in qualche misura l’infiammazione, che è conseguenza, per i casi più gravi, della infezione da Covid 19. Si potrebbe ipotizzare la Creazione di un pool di professionisti attrezzati e preparati in merito alle ultime novità in fatto di cure, o la formazione dei medici di base stessi, con messa a punto di una cura omogenea?

Il 118, previo nullaosta del Servizio di Igiene Pubblica, ricovera troppo spesso il malato quando è già in affanno, questa procedura è raccomandata da disposizioni nazionali, o regionali? E se non prevista, per quale ragione viene praticata quando a Rieti i ricoveri sono ancora in misura contenuta e in decremento?

Alcuni Enti autorevoli (che non nominiamo in quanto non autorizzati) ci hanno spiegato che: “Il cittadino deve avvertire il medico di base in merito alla presenza possibile di sintomi riconducibili al coronavirus, il medico deve allertare il Servizio di Igiene Pubblica che decide sia per l’ospedalizzazione, che per la tamponatura. I dottori stessi lamentano però la difficoltà nel ricovero di pazienti già in condizioni allarmanti (dopo giorni di febbre), ospedalizzazione che avviene solo in stato di grande criticità al manifestarsi di crisi respiratorie.

Il problema del ricovero in presenza di affanno è un grande handicap per la Provincia di Rieti, dato che l’unico Ospedale (dopo la soppressione del Nosocomio di Magliano Sabina) nell’area della Bassa Sabina dista più di un’ora dal capoluogo. E ricadendo sotto Rieti vige il divieto di venire ricoverati a Roma, soluzione che invece potrebbe essere praticabile e da voi sostenuta? Sembra cioè che non ci si possa curare fuori provincia, lo conferma?

Altro problema è che, alla mancanza di Dpi, si associa l’assenza di strumenti per monitorare il paziente a domicilio, ad esempio il misuratore di ossigeno, indispensabile per controllarne il livello nel sangue, non viene né fornito, né ritenuto necessario. La App lanciata dal vostro Assessorato è un elemento utile, ma solo virtuale di contatto tra pazienti e medici di base.

Altro grande problema la tamponatura, anche in questo caso non può essere richiesta né dal comune cittadino, tantomeno decisa dal medico di base, sarà sempre il Servizio di Igiene Pubblica ad autorizzarla, previo sopralluogo. Solitamente però in genere si decide di tamponare il soggetto grave, se il malato risolve i sintomi, rimanendo a casa, non si fa alcuna verifica riguardo la presenza di Covid. Un problema che riguarda anche i conviventi, per i quali si considera adeguata la quarantena priva di ulteriori esami, anche se ormai è noto che i convalescenti da coronavirus possono (pur se diventati asintomatici) trasmettere il virus e a volte non sono sufficienti 14 giorni per negativizzarsi. Dunque i nuclei familiari rischiano di diventare degli straordinari incubatori. Non si potrebbero isolare i pazienti in luoghi attrezzati?

Riguardo il reperimento di mascherine si trovano ora presso le Farmacie ma sono costose, 13,50 euro per le FFP2 e 25 euro per le FFP3, mentre quelle chirurgiche (più economiche), come sappiamo, potrebbero essere sufficienti alle misure di prevenzione se il vostro Assessorato le rendesse obbligatorie in via precauzionale per tutti, in vista di una prossima riapertura di determinate attività e già da ora nei supermercati, negozi, uffici pubblici, dove c’è chi indossa mascherine e chi no.

Altro problema si porrà con la riapertura delle scuole, sappiamo che nel territorio regionale i nonni (non così anziani peraltro, in media dai 55 anni in su) spesso si occupano dei nipoti, inoltre a rischiare possibili infezioni è il corpo docente, molti nonni, ma soprattutto insegnanti, ci chiedono delucidazioni in merito alla riapertura di settembre (mese nel quale il virologo Burioni ipotizza una seconda ondata di infezione da Covid 19).

Ultimo tassello: i cittadini vorrebbero avere notizie sul tipo di terapie che sono in corso presso il Nosocomio di Rieti nel Reparto Covid, senza voler nulla togliere alla sua serietà, ovviamente. Gli utenti si domandano se siano o meno presenti criticità, in particolare se si sia pienamente risolto il problema delle tamponature agli stessi infermieri al fine di scongiurare eventualmente la diffusione del Covid all’interno della struttura, così come avvenuto nel resto d’Italia (problema seguito in particolare dal sindacato Cisl) e se nel reparto dedicato si stiano adottando, o meno, terapie sperimentali, e quali. Un esempio pratico (che non riguarda Rieti, ma il territorio nazionale), l’uso di alcuni farmaci, ad esempio quelli per l’Hiv, si sarebbe già rivelato inutile e dannoso, mentre risultati si starebbero ottenendo ad esempio con l’eparina, o il farmaco antimalarico (peraltro somministrabili, sembra, anche in terapia domiciliare), o il tocilizumab, ma soprattutto la terapia finora più efficace sembrerebbe essere quella del Plasma, praticata con successo a Padova. Padova ha lanciato un invito ai Nosocomi italiani, verso i quali si è dichiarata favorevole a trasmettere questo tipo di approccio terapeutico. Non crede potrebbe essere un fiore all’occhiello, ad esempio, adottare questa sperimentazione anche in un Nosocomio di provincia come quello di Rieti?

Terminiamo le nostre domande con le RSA e con un esempio virtuoso ma che induce a riflessioni, in una intervista rilasciata sempre al quotidiano L’Avanti il primo cittadino di Poggio Mirteto, Giancarlo Micarelli, ha dichiarato che il problema da infezioni al Covid, in questa cittadina, non ha colpito le Residenze per Anziani perché il comune stesso avrebbe rifiutato di accogliere pazienti in convalescenza da Coronavirus. Da chi sarebbe venuta la proposta?

Certi di un interessamento anche dei nostri politici del PSI, sempre presenti sui territori, aspettiamo con interesse una sua risposta ed estendiamo queste domande al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

 

Maria Grazia Di Mario

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