Giancarlo Micarelli si rivolge ai cittadini:”Uscite il meno possibile”

di Maria Grazia Di Mario

A Poggio Mirteto (Rieti) la situazione economica rispecchia quella nazionale (spiega il sindaco Giancarlo Micarelli) la difficoltà per i comuni che avevano da poco ratificato il bilancio, e che ora si trovano a dover sostenere una emergenza di tale portata, non è di poco conto, anche se il pensiero del primo cittadino va ai privati, grande attenzione è rivolta alle decisioni del Governo in merito alla destinazione di risorse al settore pubblico.

“Più difficoltà di noi hanno certamente gli esercizi commerciali, le piccole aziende e i loro dipendenti. In tal senso condividiamo lo sforzo del Governo e della Regione. Nel nostro comparto invece ci si sta muovendo in due direzioni, oltre ad aver previsto il blocco capitale dei mutui per 1 anno è stata approvata, da un lato, l’anticipazione del Fondo di Solidarietà di qualche mese, perché anche a noi manca la liquidità, dall’altro è in corso la decisione di rivedere le percentuali del Fondo di Dubbia Utilità. Misure che condivido, inclusa quest’ultima, ancora in itinere”, spiega Micarelli che, in questa fase di contenimento al contagio, sottolinea la necessità di un maggiore senso di responsabilità da parte dei cittadini.

“Dobbiamo uscire il meno possibile. Per una ripartenza quello che serve è che siano rispettate le regole. Solo così si può rifondare un percorso futuro, ma se non affrontiamo questo sacrificio non ci possiamo arrivare. Questo virus non va sopito, va abbattuto completamente”, Micarelli è ben consapevole della necessità di “non abbassare la guardia”, è laureato in Medicina Veterinaria all’Università di Perugia con specializzazione di dirigente veterinario di strutture complesse e un elenco di diplomi ottenuti anche in patologie virologiche, tipo aviaria, oltre che  esperto in  promozione della salute e prevenzione dei rischi di origine ambientale, nonché docente su temi quali emergenze sanitarie legate alla sanità animale e sicurezza alimentare.

Proprio la sua esperienza medica ha svolto un ruolo importante nella tutela degli ospiti delle RSA presenti nel comune e nel contenimento del coronavirus a Poggio Mirteto.

“Dal lato sanitario sono state date subito indicazioni di massima severità nell’adottare misure di prevenzione nel rispetto della biosicurezza, quali dotazione di DPI e blocco delle visite dei parenti. Inoltre a Poggio Mirteto abbiamo respinto la proposta di ricoverare, presso le nostre residenze per anziani, pazienti Covid in riabilitazione, che provenivano dall’Ospedale. Abbiamo subito compreso che potesse diventare un elemento di forte criticità”.

“Se vuole inviare un mio messaggio alla cittadinanza può scrivere questo – continua – ora dobbiamo essere incoraggiati a portare avanti l’opera di prevenzione, anche perché non è stato ancora toccato l’apice. Dobbiamo rimanere concentratissimi, non arretrare di un momento, la cosa più tremenda sarebbe quella di ricominciare daccapo”.

A Poggio Mirteto, nonostante il contenuto numero di casi e il monitoraggio continuo di vigili e carabinieri, per il sindaco si evidenzia un atteggiamento altalenante nei movimenti della popolazione:” A volte trovi in sosta, sulla piazza centrale del paese, due sole automobili con una persona a macchina, poi però nascono improvvisi assembramenti, si vedono persone circolare troppo a lungo con i cani , o ragazzini passeggiare in 2 o 3, troppo vicini e privi di mascherine.  Qualche giorno fa, alla stazione di Poggio Mirteto, sono stati trovati dei bambini in gruppo a giocare. E pensare che abbiamo fatto anche multe salate…”.

Sindaco, di questi giorni è la distribuzione di mascherine, quali saranno i destinatari?

“Un grande sforzo sta facendo l’amministrazione comunale sia in merito alla fornitura di mascherine che di pacchi alimentari, eseguiamo la consegna presso le abitazioni private, anche di persone affette da Covid. L’ultima distribuzione (ce ne sono state di precedenti) è stata effettuata la settimana scorsa grazie ad una rifornimento da parte della Protezione Civile, proprio ora ne abbiamo in corso un’altra attraverso il COC, centro di coordinamento comunale. Sono distribuite in primis alle persone in difficoltà costrette a rimanere a casa, in quarantena e non autosufficienti, a chi deve recarsi in ospedale ne diamo di più idonee (in particolare ad anziani, persone con patologie, o donne in gravidanza). Abbiamo in previsione la consegna a studi medici perché segnalazioni ci dicono che vi arrivano persone non dotate di protezione, oppure a coloro che sono costretti a recarsi sui luoghi di lavoro. Le faccio un esempio: in questi giorni stiamo attivando il buono – acquisto dunque sono presenti gli assistenti sociali i quali, dovendosi muovere da casa, vengono dotati di queste mascherine, poi sono garantite ai vigili urbani, ai ragazzi della protezione civile, alle persone più esposte. La necessità di una tutela è anche legata al fatto che stiamo consegnando medicinali a casa, a qualcuno il pacco – spesa e molti buoni acquisto. Il tutto in base a fasce di priorità, siamo in sinergia con gli assistenti sociali, i carabinieri e la Protezione civile. Le persone con criticità sono selezionate in base ad autocertificazione e controllo degli stessi servizi sociali”.

Avete ricevuto dallo Stato fondi per acquisti di prima necessità?

“Dal Governo (attraverso la Protezione Civile) 46mila euro e dalla Regione Lazio altri 25mila euro. Stiamo anche raccogliendo donazioni attraverso il conto corrente della Pro Loco, i cui estremi sono pubblicati sul sito della Pro Loco e del Comune (incluse le pagine facebook).  Saranno impiegati in beni di prima necessità, ma anche per pagare bollette o tasse. In queste realtà minori non muore di fame nessuno, perché il livello di solidarietà è molto alto, il problema sono le situazioni sommerse di più respiro, persone potrebbero avere difficoltà con debiti minori.  Ben accolta la sospensione dei tributi, certamente per noi comuni non si intravede un futuro facile”.

Tornando alle mascherine, vengono consegnate anche a medici e commercianti? Alcune lamentele sono arrivate da queste categorie.

“Fermo restando le priorità sopra esposte, se in un negozio si accalca molta gente e qualche esercente è interessato, non le neghiamo, comunque una donazione ai negozianti è stata già fatta. Certamente la distribuzione avviene con criteri di priorità e criticità. Ora sono in corso un ordine con la Protezione Civile, un altro con la Comunità Montana e uno con la Regione. Noi la storia non la ricordiamo, ma se ripercorriamo episodi di altre pandemie, nelle documentazioni fotografiche si vedono persone con mascherine, ma anche con il viso coperto da fazzoletti, insomma per spostarsi ricordiamo che esiste la macchina, ma che in alternativa si può usare la bicicletta. Anche per cortesia (verso il cliente) e per igiene personale, se non trovi una fftp2, o fftp 3, la crei in casa, perché poi questa malattia si conosce ancora molto poco, chi lavora in pubblico deve sapersi organizzare, per proteggere se stesso e gli altri. Altra cosa importante rispettare e garantire il distanziamento, dobbiamo stare a distanza”.

Comunque ora sembra essere stata superata la difficoltà nel reperire DPI?

“C’è stata preoccupazione, anche perché costano un po’ troppo. Personalmente avevo delle scorte, noi come medici abbiamo sempre dei Kit da parte, ma  è anche vero che con una emergenza di questo tipo, mondiale, finiscono dopo due giorni”.

I dottori di base del territorio sembrano avere grossi problemi riguardo queste forniture, però loro referente è il  Sistema Sanitario Nazionale e Regionale, non il Comune!

“Sì, certo, se ne deve occupare la Regione di riferimento: so che non hanno DPI, per questo consegneremo mascherine anche agli ambulatori, non tanto per i medici però, quanto per i pazienti in attesa. Per quanto riguarda il dottore, anche a livello deontologico, non dovrebbe mai visitare alcuno senza dotarsi di un dispositivo, se non glielo fornisce la sua struttura di appartenenza lo deve reperire per suo conto. Io la penso così, non mi avvicinerei mai ad un ammalato se non avessi la possibilità di proteggerlo”.

Molti medici ora rispondono solo per telefono, dunque se io, medico, ricevo in ambulatorio e la Regione non può rifornirmi, devo comunque dotarmi dei necessari DPI.

“Certo, è chiaro che in un momento di guerra, di emergenza, si fa l’analisi del rischio, però se un paziente sta morendo d’infarto ed io non mi avvicino, perché non ho la mascherina o visiera, sto facendo una stupidaggine. Poi ognuno ha una sua coscienza ed una sua abnegazione, io mi sono sempre comportato in questa maniera… naturalmente si può sbagliare in caso di emergenza, qualche smagliatura ci può stare e in questa vicenda ce ne sono state tante”.

Per quanto riguarda l’assistenza a domicilio?

“Abbiamo seguito le disposizioni del Governo, in realtà finora di soggetti positivi al Coronavirus  ne abbiamo avuti soltanto due, uno dei quali è ancora in quarantena.  Garantiamo quotidianamente il controllo medico e l’ approvvigionamento, con forniture presso le abitazioni. Abbiamo un elenco di persone da assistere direttamente dai Carabinieri.  Il mio telefono è pubblico, io rispondo e se non rispondo richiamo subito, e invio sempre qualcuno in base alle richieste”.

Ci sono state lamentele su ricoveri effettuati troppo in ritardo, quando il paziente è già in affanno.

“Certo, ma preferirei non andare su argomenti troppo medici, non è mia abitudine invadere il campo altrui. Comunque ormai ci sono indicazioni chiare su come gestire al meglio il paziente. Ne dà chiare indicazioni lo stesso manuale stilato in Cina, basta leggerlo, in una ottica di prevenzione ognuno deve rimanere dove sta, non si deve muovere da casa, perché è possibile curare con la Telemedicina e strumenti idonei per la misurazione dell’ossigeno nel sangue. Il controllo adeguato dei parametri clinici può garantire una prontezza nel ricovero, non si deve superare il punto critico.  E qui entrano la competenza e ruolo del medico di base. Abbiamo fatto grossi errori, ma dobbiamo pure pensare che gli errori fatti non vanno ripetuti”.

Dunque sono i medici di base che dovrebbero stimolare e pretendere le attrezzature necessarie.

“Certo, fondamentali sono i medici di base che devono essere dotati di strumentazione e Telemedicina in grado di seguire al meglio il paziente a casa”.

Da veterinario, c’è possibilità di trasmissione dall’animale da compagnia all’uomo?

“Non esiste una evidenza scientifica in tal senso, gli animali non trasmettono questa malattia, l’eventuale trasmissione va intesa come elemento da collegare alla patologia dei proprietari”.

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