Il giornalista Antonio Cipolloni ricorda Ottorino Pasquetti

La squadra di calcio della parrocchia di San Francesco con il paroco don Lino De SactisLA SQUADRA DI CALCIO aQUILE D'aRGENTO DI SAN fREANCESCO - 1947-48LA SCOMPARSA DI OTTORINO PASQUETTI HA RESO MOLTO TRISTE LA MIA GIORNATA

Così, di getto, vorrei ricordare il mio amico d’infanzia:         OTTORINO

Fraterno amico mio carissimo,

Un mese fa esatto arrivasti al consueto appuntamento settimanale con gli amici caffettari ma, mi fu detto, che non scendesti  dall’auto: faceva troppo freddo!. Io arrivai un po’ tardi e ebbi modo di notare la tua assenza!

Due giorni dopo, la brutta notizia dai familiari, la corsa all’ospedale, il trasporto, in Elivia,  al Gemelli di Roma.

E lì, la Tua coriacea forza di volontà, unita alla grande Fede cristiana ed alla devozione alla Santa Madre di Gesù, le altalenanti notizie, fornitemi dai tuoi figlioli e dell’altro nostro fraterno amico Alberto Spinaci, indussero noi tutti ad unirci in preghiera con la tua “Titti”, con i tuoi amatissimi figli, con tanti altri amici…

Mi piaceva sperare che, la tempra del sanfrancescano DOC, forgiata in un Rione, che fu teatro di vita e luogo di lunga esperienza, che ci abituò all’altruismo sincero per il prossimo, inducendoci tra l’affetto di numerosissimi amici, insieme con noi,  alla preghiera e continuiamo a farlo per Te, nella illusione che si potesse risolvere ancora una volta quella critica situazione; tanto traspariva dai messaggi quotidiani di questo ultimo mese scambiati con tuo figlio Francesco.

E, invece, oggi alle 12,05 il messaggio, proprio di Francesco: “Papà è volato in cielo…!.”.

Amico mio, fraterno

Hai lottato (e noi con Te in corali preghiere), così, come facevamo da ragazzi, con: Giano, Marco, Francesco Bruno, Severino nel momento in cui, la tua zia Pierina, tua mamma Belgia e tutta la famiglia (all’unisono con le nostre), si preoccupavano per noi con grande amorevole diligenza, cercando sempre di starci vicino, in un crescendo di vita sana e paziente, sempre preoccupate coralmente per quei figli adolescenti in cerca di un futuro nei momenti critici e difficili del dopoguerra.

Anche questa volta abbiamo sperato! Non potevamo rassegnarci nei martedì e venerdì del «Lungo-Velino-café» dalla mancanza delle Tue introduzioni e dei tuoi commenti ai fatti del giorno, nazionali ma, soprattutto, quello locali, della nostra città, dei suoi personaggi, dei suoi avvenimenti, del suo futuro e, con esso, dei nostri figli, della nostra Chiesa, del nostro essere ferventi cristiani.

Non lo può dimenticare l’amico d’infanzia (quale mi onoro di essere stato), e nemmeno gli altri: Luciano, Romano, Roberto, Francesco, Dino, Mauro, Marcello, ed altri frequentatori dei settimanali matiné sulla riva opposta del fiume Velino, prospiciente il nostro San Francesco.

Nei miei ricordi legati al nostro Rione (durante e dopo il periodo di guerra), indelebili mi restano le visioni di un nostro  “amarcord”.

Tappe lietissime dei trascorsi di gioventù: Don Lino de Sanctis e la nostra Azione Cattolica “Aquile d’Argento”; i nostri campeggi estivi ed invernali, la nostra attivissima adolescenza sportiva che gettò le basi del nostro essere solidali.

Le nostre attività lavorative nella pubblica amministrazione che ci videro responsabilmente impegnati in lunghi anni di lavoro e di carriera, fino alla agognata pensione.

La nostra lunga esperienza giornalistica, iniziata con il grande Maestro Pietro Pileri, che ci ha visto operare in settori diversi ma senza mai perderci di vista.

Come nell’adolescenza, ci siamo sempre scambiati reciproci umori, pareri, consigli e confidenze (come era d’uso comune nelle famiglie del Rione di provenienza), vissuto in un periodo particolare della nostra città, e che fu vera e propria “Scuola”, nella quale la solidarietà “sociale e cristiana” era per noi, ragione di vita.

E soprattutto i nostri figli (sempre oggetto di nostre premure) dove le sottolineature alle soddisfazioni dateci da loro hanno, spesso, ripagato quelle eccessive apprensioni  nutrite per loro, “omettendo”, a volte, il fatto che ormai, pur adulti e cresciuti, volevamo, con la nostra paterna concezione per loro, fare…di più!. Sentimenti questi che certamente scaturivano proprio, io credo, dalle ricordate e salde nostre «Radici».

Che dire, infine, della nostra ultrasessantenne amicizia con l’amico comune Franco Maria Malfatti, da me iniziata quando lo conobbi, Lui e famiglia turisti al Terminillo nel 1957, io appena funzionario dell’Azienda di Turismo; e da Te, pressoché nello tesso periodo, quando eri insegnante a Roccantica?

Un amico comune che ci condusse in un percorso politico esaltante nel quale portammo tutto il nostro entusiasmo di Giovani di Azione Cattolica, desiderosi di offrire tutto quanto il motto ci imponeva: «Preghiera Azione e Sacrificio», desiderosi di fare qualcosa nei confronti della nostra Città e del nostro prossimo, soprattutto quello dei meno abbienti, degli…ultimi.

Una occasione che ci dette la possibilità di coadiuvare alla realizzazione e concretizzazione del programma di quel giovane Deputato democristiano teso a “dare una mano” per il sollevamento del tenore di vita delle popolazioni del nostro depresso Territorio provinciale. Una amicizia durata tutta una vita coltivata in maniera sempre entusiasmante insieme con l’amico dottor Alberto Spinaci, il Segretario Particolare dell’amico “Franco” che ha vissuto con noi e con la Tua famiglia in viva apprensione questa Tua Ultima Battaglia.

Addio compare, padrino del mio primogenito Luigi, del quale tenevi sempre ad informarti circa la sua carriera professionale, manifestando sempre, da giornalista incallito della scuola dei Menghini, dei Procopio e dei Pileri, conoscevi bene, l’importanza nella cronaca nera, della professione scelta da Luigi.

Insieme con lui e con mia moglie Maria Cecilia e mia figlia Claudia, Ci stringiamo ai Tuoi famigliari: a Titti, Valerio, Francesco e Massimo; a tua sorella Anna Maria, e, soprattutto a tuo fratello Attilio del quale hai patito in questo ultimo periodo una grande quotidiana preoccupazione e sono certo che continuerai da Lassù ad intercedere per lui con la Santa Vergine Maria, tanto da Te adorata.

Addio Amico carissimo, le mie preghiere unite a quelle di tutti gli amici ti accompagnino nel Tuo viaggio verso l’amato e adorato Gesù.  Un abbraccio, Tonino Cipolloni.

 

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