Elezioni: Sabina Radicale evidenzia un fenomeno di “truffa legale”

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di Marco Giordani

Si ripete, ad ogni primavera elettorale, un fenomeno di “truffa legale” che usa i nostri piccoli comuni: si tratta della presentazione di liste elettorali di “forestieri” sconosciuti e che raccoglieranno zero voti non affacciandosi mai in paese.

 

Pare che la motivazione di ciò sia in generosi permessi elettorali (un mese) che alcune amministrazioni pubbliche (si parla di polizia e polizia penitenziaria) concedono ai propri dipendenti.

 

E’ evidente come questo sia un malcostume che fa del male a tutti. In primis allo Stato, e ai cittadini che soffrono per le carenze di organico della polizia, la quale non arriva a fare tutto quanto gli viene richiesto. In secondo luogo alla parte sana delle forze dell’ordine, per il discredito che gliene deriva. Ma dal nostro piccolo osservatorio reatino, non possiamo non leggere anche una umiliazione verso i piccoli comuni che si vedono “usati” durante quello che dovrebbe essere il loro massimo momento civico.

 

Quel che meraviglia è che, benché questo malcostume si ripresenti ogni anno, ogni anno ce se ne ristupisca ed indigni; salvo poi non far niente. Non fa niente il ministero, non parlano i sindacalisti del settore; e per entrambi si capisce; ma non fa nulla la politica, che è quella deputata a risolvere i problemi e trovare soluzioni.

 

Eppure basterebbe modificare la legge 81 del 1993 laddove prescrive che “Nessuna sottoscrizione è richiesta per la dichiarazione di presentazione delle liste nei comuni con popolazione inferiore a 1.000 abitanti”. Nessun diritto verrebbe leso se si richiedessero, per i piccoli comuni, 2 o 5 firme di elettori per la presentazione di una lista (ne occorrono 25 per comuni di mille abitanti).

 

E non è che sia complesso mettere mano ai regolamenti elettorali, basti ad esempio citare la novità della doppia preferenza di genere. La differenza è che mentre il voto “lui&lei” è stato volentieri introdotto dai partiti anche perché ripristina un semplice ed antico metodo di controllo del voto, fortemente compromesso dalla preferenza singola, quest’altra modifica di buon senso (e risparmio di spesa pubblica) va a ledere precisi e consistenti interessi.

 

Se pur infatti sono sempre candidature “forestiere”, l’Italia è grande e ogni territorio è forestiero per altri. Chissà quante persone si prendono questa vacanza ogni anno (è un dato che il Ministero dell’Interno sicuramente ha, ma che si guarda bene dal diffondere). Consideriamo però che i comuni potenzialmente preda di queste scorrerie sono quasi 2mila, e le liste sono di 10 consiglieri ed un sindaco; parliamo quindi di potenziali 22mila “candidati”, a cui probabilmente pesa “fare un torto”.

 

Noi comunque proviamo, anche quest’anno, a chiedere di intervenire a chi ne abbia il potere e quindi la responsabilità: partiti, parlamentari e perché no l’ANCI, che qui a Rieti è ben rappresentata; e che magari potrebbe sensibilizzare il Parlamento con una proposta di legge di iniziativa popolare (stavolta davvero “dal basso”) di 50mila firme raccolte tra il milione di cittadini di questi piccoli comuni.

 

Sabina Radicale

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