Luca Milani: da Passo Corese a Horsens, il coraggio di andare in Danimarca, dove per studiare ‘ti pagano’!

di Luca Milani

La Danimarca è considerato il paese più felice del mondo. Le motivazioni sono molteplici, e la maggior parte di queste si applicano al mondo degli studenti, infatti essendo povera di lavoratori qualificati (secondo un articolo di The New York Times), cerca di attirare forza lavoro dalle altre nazioni europee garantendogli benessere e serenità. Oggi ci racconta della sua esperienza Luca Milani, un neo-diplomato nato e cresciuto a Passo Corese, che ha deciso di studiare e cercare impiego in Danimarca.

Ho sempre voluto “evadere” dall’Italia e continuare i miei studi all’estero, ma ho scelto questo paese principalmente perchè non si pagano le tasse universitarie, i corsi vengono offerti in lingua inglese e, inoltre, gli studenti possono richiedere un sussidio dallo stato chiamato “SU”. Ma le sorprese non finiscono qui. Il tasso di disoccupazione giovanile si attesta sul 4%, ovvero meno di un decimo di quello italiano (che ammonta al 45% circa) e, siccome sin dall’inizio avevo intenzione di essere independente economicamente dai miei genitori, non ho voluto rimanere in Sabina, dove le possibilità di trovare un lavoro soddisfacente erano molto basse.

 

Lasciare gli affetti e i campi di ulivi con cui sono cresciuto non è stato facile, ma dopo 8 mesi di vita “nordica” devo ammettere che la mia scelta si è rivelata vincente. Ho scelto di studiare di ingegneria meccanica in una cittadina tranquilla della penisola centrale chiamata Horsens che ho scoperto essere perfetta per uno studente: poco traffico, poche distrazioni, pochi abitanti, ma soprattutto meno costosa rispetto a mete più ricercate come Copenaghen. Le info sulle università ed i corsi offerti le ho avute dal sito di Study in Denmark, mentre la domanda di iscrizione l’ho compilata su Optagelse. Non ho mai avuto esperienze dirette con le università italiane, ma stando a quanto detto da ragazzi italiani in erasmus che ho incontrato, il metodo di insegnamento è sostanzialmente differente. In italia viene insegnata in maniera approfondita la teoria, mentre in Danimarca si da più importanza all’uso pratico di essa, infatti di tanto in tanto vengono assegnati mini-progetti agli alunni che dovranno applicare la teoria a situazione potenzialmente realistiche. Tutto ciò mira a preparare i laureandi al mondo del lavoro al 100%.

 

Il costo della vita nel paese in questione è generalmente più alto rispetto al nostro, ma gli stipendi sono più che proporzionati. Infatti un semplice impiegato guadagna in media 3000 euro lordi, ed anche se il sistema fiscale detrae non meno del 45% dalla cifra, rimangono comunque 1650 euro netti, dove, in italia, lo stesso impiegato incasserebbe mediamente 1200 euro. Ma non è finita qui. Infatti tali conti sono stati effettuati considerando un tipico contratto lavorativo italiano full-time da 40 ore settimanali, mentre uno tipico danese ne conta solo 36. Fondamentalmente quindi si lavora di meno e si guadagna di più, si dedica più tempo a sè stessi e alla famiglia. Una delle mie preoccupazioni però (e credo anche quella di molti altri studenti) era di non avere abbastanza tempo per studiare e lavorare abbastanza ore da avere quadagni che mi potessero mantenere interamente. I contratti part-time offerti agli studenti contano circa 10-12 ore settimanali, e se consideriamo una paga media di circa 15 euro lordi all’ora, a fine mese incasseremo circa 660 euro lordi che diventano circa 370 dopo le detrazioni fiscali. Con tale cifra uno studente medio riuscirebbe a pagare affitto e bollette, ma non le altre spese quotidiane. Proprio per questo lo stato danese concede un sussidio (SU) agli studenti che lavorano almeno 11 ore a settimana, il quale conta circa 800 euro lordi. All’inizio ho accettato un posto come come lavapiatti in un ristorante italiano in centro, ma qualche mese dopo sono stato assunto da un’azienda che si occupa di marketing a livello internazionale chiamata Trendhim, con la quale ho tutt’ora delle entrate soddisfacenti.

Riflettendoci posso dire di rintenermi fortunato poiché ho avuto molte occasioni per vivere felicemente che tanti ragazzi non hanno potuto avere. L’unico merito che ammetto di aver avuto è il coraggio di prendere la mia vita e direzionarla dove scegliessi io, cosa che rimane difficile se si nasce in paesi come l’Italia.

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